Blues
(per Tom Pickard)

Blues d’una volta
e cose da dire –
non andare a casa
finché non vengono a prendermi.

Vedi il cielo
nero come la notte,
bevi cosa
c’è da bere.

Dio è morto,
uomini lo rimpiazzano,
il mondo è tutto
tondo.

Pensaci,
tutti questi anni,
nessuno è più saggio
anche se più vecchio.

Carne, carne,
urla in corpo,
sai,
devi dormire.

Devi mangiare, ragazzo,
devi.
E tu invece
non vuoi.

Quando mi sdraio
il grande letto
diventa il cuscino
della mia testa addormentata.

Quando cado,
cado,
vado proprio
giù in fondo.

Nessuno
mi tocca
con
la mente dubbiosa.

Tu non
mi ami
come
dici di fare, tu

non mi sputtani
come
dicevi
avresti fatto.

Cosa dico
alla gente
non significa
che io non amo,

cosa
faccio non
fa, non
fa abbastanza.

Pensa che bevo
questo bicchierino
seduto sul mio culo,
pensa alla

vita, a tutte
quelle cose,
sostanza.
Potrei toccarti.

A volte in galera
avevo paura
non di essere ferito
ma perché ti rinchiudono,

quel che dev’essere
crudele è tu lo sai,
e io no, tu dici
di possedere la verità.

Non ti ascolterei
se fossi ubriaco, non potrei sentire
se fossi preso a sassate,
te che mi parli bene o no.

Dai fratello, a casa,
ti rendi ridicolo,
ti cacci nei guai, finisci
in galera.

Io sono in prigione adesso.
Quando chiudono la porta,
com’è lontano ciò che
pensi.

Credi in ciò che è la,
non sarà da nessun’altra parte.
Loro ti uccidono,
loro mi uccidono.

Morti entrambi,
risorgeremo.
Loro credono in Cristo,
crederanno negli uomini.

Robert Creeley
(Traduzione di Attlia Lavagno)
 

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