Canto della possibilità di sopravvivere

 

(...)

Smettiamo di affermare con superiorità

che il mondo dei lager ci è incomprensibile.

Conoscevamo tutti la società da cui uscì il regime

capace di fabbricare quei lager,

l'ordine che vi regnava;

ne conoscevamo il nocciolo,

per questo riuscimmo a seguirlo nei suoi ultimi sviluppi

quando lo sfruttatore

poté esercitare il suo potere fino ad un grado inaudito

e lo sfruttato dovette arrivare a fornire

la cenere delle sue ossa.

Chi arrivava sulla banchina di solito non aveva più tempo

di spiegarsi la sua situazione.

Percorreva l'ultimo cammino

muto, sconvolto

e si faceva uccidere perché non capiva nulla.

Noi li chiamiamo eroi ma lo loro morte fu vana.

Li vediamo davanti a noi questi milioni

nella luce dei riflettori

tra ingiurie e latrati

e il mondo oggi chiede

come fu possibile che si facessero annientare a quel modo.

Noi

che continuiamo a vivere con quelle immagini

sappiamo

che milioni di persone possono aspettare di nuovo così

di fronte alla loro distruzione

e che questa distruzione è infinitamente superiore

per efficacia

a quelle vecchie apparecchiature.

( ... )

Da " L'Istruttoria" di Peter Weiss