Villa Glori

 

passo la strada
e passo anche il cancello.
Qui s’apre la via degli alberi
alti, in fila, e sale, dura
come s’andasse in cielo.
I muscoli sul ripido pendio
si tendono al dolore
ma è solo un travaso e non fatica,
l’animo che sfronda e cede pene.
Il traffico ormai lontano mi trascura,
s’inchina come un maggiordomo,
avvezzo e riservato,
che chiude a sé la porta,
lasciandomi ai cinguettii,
al vento tra le fronde,
alle risa dei pochi bimbi,
ai passi lenti sul sentiero
di terra, foglie assai stanche
e miseri arbusti [una vita in definitiva];
timido s’immagina un sole,
tante le foglie,
ma questo già consola.
Io non mi penso intanto, godo.
La gracula s’allunga
tra i punti bianchi e l’erba,
si ferma poi fissando,
oltre la cima, il rombo
d’un piccolo aeroplano e pensa:
“strana la vita di chi non s’accontenta,
chi sa del volo sta
e chi passeggia vola!”




 Autore: Massimo Pacelli