«Dal
diario di una bambina sola»
…mia madre si raccomanda sempre di non aprire a nessuno quando sono sola in
casa, ma io ormai non la sento più.
I miei amici sanno quando possono venire…ogni giorno bussano alla porta almeno
cinque poveri che chiedono qualcosa da mangiare.
Africa viene a trovarmi due volte la settimana; mi ha raccontato che tanti anni
fa è stato un insegnate e che poi – non so bene perché – finì sulla
strada.
Mi disse che da qualche parte doveva avere un figlio… È una brava persona
Africa, non disturba nessuno, e la cosa che più lo fa soffrire è la mancanza
di rispetto di cui molto spesso è vittima. Non sopporta di essere considerato
un “pezzente”:
– Io sono come te, come gli altri. Nessun uomo è un pezzente, un rifiuto
Non lo so, ma credo siano state quelle sue parole a farmi capire che gli unici
uomini a non aver perso il senso della fraternità universale sono proprio loro,
i poveri.
Loro sanno che siamo fratelli, con gli stessi diritti e gli stessi doveri.
Noi “ricchi”, invece, a volte non sappiamo riconoscere sui loro volti
sporchi la nostra stessa immagine, e molto spesso, a noi ragazzi, ci vengono a
dire di starne lontani, di averne paura.
Ma com'è possibile? Sulla paura non si può costruire nulla di solido.
L’altro giorno la polizia è arrivata sul piccolo prato verde dietro la nostra
casa, dove dormiva Africa senza dare fastidio a nessuno, e gli hanno bruciato
tutto quel poco che aveva: coperte e i pochi vestiti.
Adesso Africa è sfinito, mi fa piangere vederlo così, ora non è neanche più
sicuro del posto dove dormire fuori la notte.
– Almeno prima potevo riposare – mi disse – ma ora, se non posso
neanche permettermi di dormire con gli occhi chiusi, come farò? No, così non
posso più farcela. Ho 60 anni e vivere sulla strada è dura: di giorno vivo nel
disprezzo generale, la mia unica consolazione era la notte, quando potevo
chiudere gli occhi e riposarmi, ma adesso….gli sbirri hanno detto che
torneranno, e potrebbero tornare davvero
Da alcuni giorni, nella lista di quelli che bussano alla nostra porta, quando
sono sola, ci sono anche due bambine. Hanno pressappoco la mia età; Silia e
Lina, che sta per Angelina. La prima volta che bussarono avevano tra le mani 4
fiaschi, chiesero se potevano riempirli con l'acqua del pozzo. Ho saputo poi che
il loro papà se n'era andato di casa quand'erano piccole e che la loro mamma
non può pagare la bolletta dell’acqua, così non hanno più l'acqua in casa.
La seconda volta venne Silia, era sola e oltre ad un fiasco d'acqua mi chiese
anche un po' di riso, perché, disse, sua mamma doveva preparare qualcosa da
mangiare e non aveva nulla. Io non sapevo cosa fare, allora preparai un
cartoccio con un foglio di giornale e lo riempii di riso. Non avevo idea di
quanto ne avesse bisogno, ma quando tornai alla porta e lo mostrai a Silia, dal
suo grande sorriso mi resi conto che era molto più di quanto lei sperasse... e
allora fui felice anch'io.