Storia di mezzanotte
Non è alla tua luce effimera che parlo
ma alla tua sfera perfetta
a quel rovescio invisibile che covi
di quel rito di strada e pianto
che si ripete
con una certezza
che non conosce errori
in congiunzione millimetrica
tra candore e calura
mi accamperò
nello spazio libero della mia vita
è una notte che non ritorna
qui continuerò a pensarti
fin quando l’acqua
avrà lavato l’ultimo brillare
dei nostri corpi nudi
resta pure sulla tua porta
sorridimi e non muoverti
conosco bene l’asfalto dell’addio