I nostri meravigliosi tempi moderni
It’s all right!! L’omaggio di Steve
Winwood al grande Curtis Mayfield arricchisce di buone vibrazioni l’ambiente
circostante.(lo so non siamo ad un concerto reggae ma uso lo stesso questa
parola simbolo della musica di Bob Marley, perché le buone vibrazioni “the rasta
man vibrations” servono per occultare almeno per dei brevi lassi di tempo, il
grigiore e le tristezze dei nostri meravigliosi giorni moderni e conservano
intatte la loro forza palliativa dalle tribolazioni contemporanee). Sulla
copertina del cd tributo al grande soul singer (Curtis) sono rappresentate due
mani che aprono il libro di uno dei monumenti umani del secolo scorso, il
Mahatma Gandhi, il titolo è “All men are brothers”, (tutti gli uomini sono
fratelli). Orrore, raccapriccio, incredulità, ancora con questa storia che gli
uomini sono tutti fratelli? Già è veramente fuori moda parlare nei nostri
“meravigliosi” giorni moderni di fratellanza e di umanità, di un minimo di
solidarietà, fra gli esseri umani. Si ode nell’etere una voce “moderna” al passo
con i tempi che invoca punizioni, linciaggi, discriminazioni, repressione
indiscriminata e generalizzata, tolleranza zero verso alcuni tipi di “essere
umani”, quelli che sono un po’ meno “essere umani” di noi. Faccio fatica a
districarmi dalle secche del pensiero negativo che mi si avviluppa nella mente,
( nel frattempo la chitarra di Eric Clapton nel brano “You must believe me” mi
apre dei spiragli nella mia frastornata testolina, il suo assolo mi allontana
dalle sabbie mobili del pensiero negativo in movimento), cerco di incamerare
fluidi liquidi gassosi che sviluppino anticorpi all’universo in disfacimento
presenti nel mio tessuto epidermico. “I’m so proud” cantano gli The Isley
brothers”, e io “sono orgoglioso” di non aggiungere tasselli di appiattimento
mentale, anzi ci provo a non aggiungere tasselli di appiattimento mentale. Spero
di scorgere umanità in quei frammenti di vita quotidiana che nei nostri
meravigliosi giorni moderni, alcuni non scorgono, anzi per alcuni è un punto di
orgoglio “They are proud” (Sono orgogliosi alcuni esseri umani più esseri umani
di altri) di non scorgere umanità, di vanificare umanità, tolleranza zero verso
l’umanità, alcuni essere umani non producono umanità, non intravedono umanità in
alcuni essere umani.
Esempi di cronaca recente inducono a pensare che non c’è spazio, agibilità
fisica per “certi essere umani” soprattutto se hanno il colore della pelle più
scuro, diciamo tendente al nero, indipendentemente dalla nazionalità. Alcuni
potrebbero essere “italiani”, ma quando c’è da picchiare non c’è tempo per
chiedere certificati di residenza o permessi di soggiorno, si picchia e basta,
perché il colore della pelle indica l’obiettivo sicuro e garantito, non ci sono
margini di errore. Quando si uccide nei pressi di gomorra , a meno che
l’esecuzione non sia mirata, e succede nella maggior parte dei casi, si spara
nel mucchio, perché l’importante è vedere “nero” ed ogni nero che cade è un
“nero” colpevole, o se vogliamo usare un nome più adatto per la mattanza, ogni
“negro” che cade è un “negro” colpevole, perché il colore della pelle certifica
carichi pendenti e inclinazione a delinquere. Certo per tanta gente, anche per
quella gente che non fa parte della criminalità organizzata, l’obiettivo più
visibile, quando c’è da scaricare tensione e frustrazione, rimane sempre quello
dell’intramontabile “negro”, la negritudine è evidente, con i rumeni e gli
albanesi ci si può sbagliare, potrebbero essere scambiati per italiani, ma i
“negri” rimangono “negri”, allora quando c’è da picchiare, “vai col negro”.
Allora per capitolare nel borsino delle minoranze etniche, in questi
meravigliosi tempi moderni, dopo il momento negativo dei marocchini e dei
tunisini, che sembrano essere passati in secondo piano nella “top ten” dei
bersagli da colpire, rimangono sempre in auge gli intramontabili zingari, per
loro c’è spazio anche per il fuoco delle loro abitazioni e la cacciata dai loro
campi. Gli albanesi e i rumeni, passata la sfuriata di un po’ di tempo fa,
sembrano aver perso il loro carisma di obiettivi sensibili, ma c’è sempre tempo
per eventuali ritorni di fiamma, perché c’è sempre bisogno di capri espiatori
aggiornati. Nell’eventualità di mancanza di pretesti per sfogare gli istinti più
turbi, perché con qualcuno bisogna pur prendersela per i propri guai, a carico
delle categorie sopra citate, si potrebbe sempre ripiegare con le categorie
nostrane sempre di moda, ovvero con i “froci” e i “comunisti” perché in mancanza
di meglio offrono sempre il fianco per la loro cocciutaggine a vivere fuori
schema o non omologati. Quello che invece mi sgomenta di più è la mancanza di
emozioni e di sensibilità, da parte della maggior parte degli essere umani, più
umani di altri, di tragedie immani più grandi di altre tragedie circoscritte, e
mi viene da pensare all’immenso cimitero nei fondali del nostro mar
Mediterraneo, in cui sono pasto per i pesci migliaia e migliaia e migliaia di
essere umani, un po’ meno esseri umani, morti affogati per raggiungere le nostre
coste. Per loro ormai solo trafiletti di poco conto sui nostri quotidiani, il
mare di Lampedusa riempito di carcasse di esseri umani nati dalla parte
sbagliata e morti prematuramente alla “ricerca della felicità”. I fondali marini
pieni di aromi umani in dissolvimento, di ossa consumate dal sale de mare che si
vanno a depositare fra i coralli e le stelle marine, insiemi ai pesci
variopinti. Chissà che brivido pervade le membra dei nostri subacquei che si
immergono in quei mari, che brividi lungo la schiena ad osservare il mare che
scioglie le cellule decomposte di quei poveri disgraziati derelitti che formano
relitti di gabbie toraciche sparse fra i liquidi. Per quelli che ce la fanno a
raggiungere le nostre agognate terre c’è sempre tempo per bastonate salutari,
tanto per far capire come funziona il nostro tipo di accoglienza calorosa. Steve
Winwood continua a cantare con insospettabile ottimismo “It’s all right”, tutto
bene fratello, ma come bisogna reagire alle brutture di questi “meravigliosi”
tempi moderni, se non con una forma di ottimismo quotidiano, allora se non va
bene in generale, facciamolo andar bene nel nostro particolare. Aggiungiamo
tasselli di spiragli futuristici di convivenza pacifica, almeno per il tempo di
una canzone, e allora ritornando a Curtis Mayfield, al Mahatma Gandhi e al suo
libro raffigurato nella copertina del cd, “All men are brothers”, e all’ultimo
pezzo del cd omaggio al grande soul man interpretato da Elton John e dal gruppo
Sounds of blackness”, potremmo semplicemente invocare gli dei tutti e concludere
con il titolo che chiude il disco, riempiendolo di carica positiva, cantando in
coro un liberatorio e propiziatorio, AMEN!!!