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 QUESTO AMORE di Roberto Cotroneo
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susysusy
Autore

Italy
3522 Posts

Posted - 04 May 2007 :  13:44:55  Show Profile  Reply with Quote
QUESTO AMORE
di Roberto Cotroneo
Edizioni Mondadori
Pag 139
Anno 2006
Prezzo 16,00 euro




Trama

È la storia di Anna: giovane insegnante di italiano in una città del sud. E quella di Edo: calciatore di serie A che alla fine della carriera vuole prendersi la maturità classica per aprire una libreria. Quando si innamorano la storia di Anna diventa la storia di Edo. Dal momento in cui si conoscono Anna ed Edo si parlano d’amore attraverso i versi dei loro poeti più amati, attraverso le pagine dei libri di poesia allineati sui loro scaffali. Gli scaffali della libreria che hanno aperto insieme e che diventa il luogo, anche metafisico, del loro amore. Il luogo dove Anna aspetterà Edo. Dopo che lui è andato via: non si sa dove, non si sa il perché. E saranno i versi dei libri, le poesie di Montale, di Ungaretti, di Kavafis gli unici custodi di una passione che non ha più tempo, eppure esiste. E Anna dedicherà la sua vita all’attesa di questo amore tanto sospeso quanto reale, tanto profondo quanto felice. Finché il lettore, alla fine, non scoprirà che la storia è ancora un’altra. E molto sorprendente.
Nitido, suggestivo, e disarmante “Questo amore” è un romanzo che può essere letto almeno in tre modi: uno è quello di chi si perderà dentro la grande storia d’amore di Anna e di Edo; un altro, quello di chi vorrà trovare, come in un gioco sentimentale, tutte le allusioni e le citazioni nascoste nel testo di buona parte della poesia europea del Novecento; e, infine, quello di chi farà combaciare tutti questi frammenti del discorso amoroso, intuendo che questo romanzo finisce per essere una sorta di compendio di tutti i discorsi d’amore, già scritti e ancora da scrivere.


Come inizia

C’è stato un giorno che l’ho creduto: ho guardato gli scaffali della nostra libreria, e ho visto la parola amore correre da una copertina all’altra, per tutti i libri che c’erano in negozio.

C’è stato un giorno che l’ho creduto: mi sono guardata attorno, ho rivisto i suoi scaffali, quelli che aveva montato lui, e tutti i libri; i libri su due file: e sulla seconda fila ancora altri libri impilati con ordine. E mi è sembrato di vedere il suo sorriso.

C’è stato un giorno che ho creduto di trovare la parola amore tutte le volte che si nascondeva dentro i libri. E ho sognato di cucire assieme tutte le parole amore per farne una lunga filastrocca: un ghirigoro che sapesse abbracciare il mondo. Come la linea dell’equatore riesce ad abbracciare la terra.

Quanti sanno che esistono mattine avvolte dal mistero? Non le notti, le mattine. Quella era una mattina grigia, grigia di fine settembre. Edo apre gli occhi e va verso il bagno. Io volto il viso appena, lo seguo e vedo che apre la porta della cabina armadio.
Esita.
Io penso che forse sta cercando una maglietta. È a torso nudo. Ma lui invece sta cercando il bagno. Forse dorme ancora. Lo chiamo.
«Edo dove vai?».
Era stato lui a volere il bagno che si apre dalla nostra stanza da letto, a costo di rompere un muro portante e fare la porticina più bassa della sua altezza.
E adesso dove andava?
Richiude la cabina armadio, non fa caso all’altra porta, esce dalla stanza. Ma prima si è voltato, mi ha guardato, ed era come se non mi riconoscesse, anche se tre parole le aveva dette.
«Cerco il bagno».
E poi ha aggiunto: «già, è sempre in fondo al corridoio».

La nostra casa non ha corridoi. È una di quelle case del centro storico con un ingresso quadrato, e tutte le stanze che si aprono una dentro l’altra.
Ho tastato il copriletto, come a capire se ero io che stavo sognando. Il copriletto c’era. La stanza ora era vuota di lui. Per me pareva un sollievo. Guardai il letto dalla sua parte: lui non c’era. Guardai ancora la stanza. Lui non c’era. Era uscito, di sicuro.
L’orologio mi diceva che erano le otto e trenta, lui aveva portato le bambine a scuola, e avrebbe aperto la serranda della libreria qualche minuto prima delle nove, come sempre. Ma questa volta mi aveva lasciato dormire.
Invece sentivo i suoi passi nell’altra stanza e allora mi ricordai che era domenica, che le bambine dormivano e che la libreria la domenica è chiusa. Anche se Edo l’avrebbe voluta sempre aperta.
Mi alzai.
In tutta quella tranquillità, in quel grigio della mattina, in quel grigio pastoso, sgranato, non riuscivo a proteggermi.
Ero spaventata.
In quei suoi passi della stanza accanto avevo sentito qualcosa. Mi ero alzata dentro un silenzio che non sapevo leggere e andai a cercare un uomo che si era perso nella sua casa: perché si era perso nella sua mente.

C’era un sogno della notte precedente a quella mattina grigia. Un sogno che ho ricordato anni dopo. C’era mia madre nel sogno che mi parlava dei suoi allievi. Mia madre, come me, insegnava italiano, latino e greco. Nel sogno mia madre mi parlava dei suoi allievi e mi diceva che loro non facevano mai assenze. Allora io le rispondevo infastidita, molto infastidita, che neanche i miei allievi facevano assenze. E mia madre rispondeva che era Edo a fare assenze.
«Neanche Edo», dicevo io.
Poi nel dormiveglia di quella mattina pensai che io non insegnavo più da dieci anni, da quando avevamo aperto la libreria, e che Edo non era mai stato un mio allievo. Non a scuola intendo dire. Perché erano lezioni private quelle che facevo a lui.

Da qualche anno i miei sogni sono diventati stretti uno contro l’altro, come un gregge quando esce nella prima brina del mattino.

Le strade di una città cambiano con le parole e le parole cambiano le strade: possono allargare un crocevia, restringere una corte, possono risuonare sotto un piccolo portico.
«Anna hai tempo per delle lezioni private?».
(Non è che non ho tempo, non ho voglia).
L’ho pensato in quel momento, e l’ho detto. L’ho pensato dicendolo? Ho sentito un fruscio mentre lo pensavo. Un colombo che quasi mi è arrivato addosso; io che d’istinto copro con la mano la tazzina del caffè; la sigaretta accesa appoggiata sul posacenere che rotola per tutto il tavolino del bar: un tavolino di marmo finto.
«È il calciatore. Te lo ricordi Palmieri?».
Non sapevo neppure cosa fosse una partita di calcio.
«Giocava nel Bologna».
Giovanni è un filosofo, che ama il gioco del calcio. A me piacevano i filosofi e non capivo nulla di calcio. Non sapevo cosa rispondergli.
Guardai l’orologio. In quegli anni portavo un orologio maschile che aveva dentro il quadrante un altro quadrante più piccolo con la lancetta dei secondi. Guardai la lancetta dei secondi compiere lenta un quarto intero di quadrante, uno spicchio, come fosse una generosa fetta di torta.
«Vuole aprire una libreria».
Pensai che volevo una fetta di torta, grande come quello spicchio di tempo. Dolce come quella sospensione, come le parole che Giovanni mi stava dicendo, su uno sconosciuto di cui non sapevo nulla, ma che era entrato nel tempo fermo della mia vita.
«Vuole prendere la maturità classica. Da privatista».

Mancavano 23 giorni ai 10 anni di matrimonio. Laura ne aveva compiuti 8. Margherita 7. Due femmine, le sue due femmine. Le due femmine di Edo.
Laura e Margherita dormivano nella stanzetta con la volta a stella: quella che Edo ha voluto rimanesse a mattone vivo. Era salito con la scala sulla volta e aveva fissato dei fili da pesca trasparenti che scendevano. A ogni filo aveva attaccato una stellina fosforescente: erano tante e brillavano nel buio. Negli anni quella polverina fosforescente se ne è andata, ma non le ho mai toccate, neppure oggi che le ragazze sono grandi e non vivono più in casa. Nel buio io le rivedo brillare, ogni tanto.

Quella mattina, quella mattina misteriosa, Edo non sapeva più neppure quale era la stanza delle stelline, e non sapeva più chi erano le sue due stelline, come ha sempre chiamato Laura e Margherita. Lo guardavo da dietro mentre esitava sulle gambe: quelle gambe dritte e forti che quella mattina invece vedevo fragili e incerte. Non erano quelle del centravanti capace di mettere in ginocchio l’intera difesa avversaria. Le sue gambe erano incerte come la luce granulosa di quella mattina, come il tubare roco del colombo nascosto nel sottotetto del palazzo di fronte. Edo si stava chiedendo dove fosse, in quale casa; se lo stava chiedendo nei pochi attimi che gli rimanevano prima che io potessi guardarlo negli occhi. Disperata di non poter ritrovare il mondo dove un destino grigio lo aveva spinto a forza.

"un uomo solo davanti al muro è un uomo solo ma due uomini che guardano il muro è un principio d'evasione"
Jack Folla

http://girasole77.splinder.com

susysusy
Autore

Italy
3522 Posts

Posted - 04 May 2007 :  13:46:05  Show Profile  Reply with Quote
Per ulteriori informazioni sull'autore e sul libro eccovi un link

http://www.questoamore.it/Home.html



"un uomo solo davanti al muro è un uomo solo ma due uomini che guardano il muro è un principio d'evasione"
Jack Folla

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