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 Giuseppe Culicchia - Torino è casa mia
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Posted - 23 Mar 2006 :  09:03:32  Show Profile  Reply with Quote

Il maggior pregio che si può riconoscere a Giuseppe Culicchia è la freschezza delle storie che racconta e dei personaggi che le popolano. Questo aspetto caratterizza tutti i romanzi dell’autore torinese ed emerge anche nel suo ultimo lavoro, “Torino è casa mia” edito da Laterza.
Il libro non è la solita guida turistica rivolta a chi, sulla scorsa dell’entusiasmo post-olimpico, volesse scoprire o riscoprire le bellezze della capitale sabauda. E non è nemmeno un romanzo, anche se pagina dopo pagina ci fa incontrare personaggi e situazioni che potrebbero costituire lo sfondo per una storia più articolata.
Culicchia racconta Torino paragonandola a un appartamento all’interno del quale ogni stanza diventa un quartiere, una via, una piazza. L’ingresso è la stazione di Porta Nuova da cui parte il corridoio (via Roma) che ci conduce nel salotto (piazza San Carlo), la camera da letto si può identificare coi quartieri dormitorio mentre il terrazzo con i parchi pubblici e così via.
Questa sorta di casa-Torino prende vita attraverso un azzeccatissimo connubio tra storia e vita: se si parla di via Roma e dei suoi portici non manca un accenno al posto telefonico della Telecom affollato di ragazzi o immigrati, l’immagine di Piazza San Carlo passa anche attraverso una persona che cerca un taxi, il Valentino è un parco inscindibile dalla cosiddetta collina dello spaccio. Così nel libro troviamo anche quei fastidiosi compagni di viaggio con cui i torinesi si sono trovati a convivere da alcuni anni a questa parte: i cantieri delle olimpiadi.
Proprio le olimpiadi, che nel libro non trovano spazio in quanto scritto e pubblicato quasi un anno prima dell’evento, sembrano costituire un potenziale rimedio per le malattie che Culicchia riconosce ai torinesi: la scarsa capacità di socializzare (emblematico il caso di un personaggio che passa dieci anni in città senza mai venir invitato in una casa di torinesi: se si esce si va al ristorante perché è considerato meno impegnativo), l’incapacità a costruire memoria che traspare dalla sistematica distruzione degli edifici industriali in disuso senza che a nessuno venga in mente di trasformarli in biblioteche o musei, il grigiore del voler sempre mostrare meno di quello che si ha, atteggiamento ben rappresentato dal detto “esageroma nen”, non esageriamo. Forse i torinesi hanno proprio esagerato nel non esagerare.
Eppure di cose da mostrare, di invenzioni di cui vantarsi, di palazzi storici di grande pregio ce ne sono a bizzeffe: la Mole Antoneliana è la più alta opera muraria d’Europa, via Garibaldi la via pedonale più lunga, a Porta Palazzo c’è il mercato coperto più grande d’Europa, a Torino è stato inventato il tramezzino, l’arte del cioccolato fatta propria dagli svizzeri, il formato MP3 (mi raccomando, non ditelo agli americani: sono convinti di averlo inventato loro!). Culicchia ci mostra e ci svela questa Torino dei record fatta di persone e di inventiva, dimostrando che la città non può essere raccontata soltanto parlando della FIAT o della Juventus, o ancor peggio definendola un angolo d’Italia, come ha recentemente fatto un giornalista su un quotidiano nazionale lamentandosi della sua designazione come sito olimpico.
Con la sua arguzia e simpatia "Torino è casa mia" dimostra quanto il capoluogo piemontese, al di là dell’apparente grigiore, sia vivo e tutto da scoprire. Non avremmo dovuto attendere l’arrivo delle olimpiadi per rendercene conto: sarebbe bastato scorrere le pagine del libro di Culicchia. Certo, non basterà questo volume o l’evento sportivo tanto celebrato per cancellare tutto il masochismo dei torinesi, ma entrambi sono un buon punto di partenza. Insomma, la porta è aperta per chi vuole entrare.

Andrea Borla

sito: http://www.andreaborla.com
blog: http://inprimapersona.blogspot.com
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