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 L'UNIVERSO CINESE by ME
 LA MEGALOPOLI JIING-JIN-JI
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becki
...

Italy
5387 Posts

Posted - 20 Jul 2015 :  11:44:03  Show Profile  Reply with Quote

PECHINO - Si chiamerà Jing-Jin-Ji. Sembra uno scioglilingua, ma è il nome della megalopoli

da oltre 110 milioni di abitanti che nei disegni dei pianificatori cinesi servirà da modello per una nuova forma

di urbanizzazione e di sviluppo dell’economia.

Si tratta di fondere Pechino con Tianjin e lo Hebei, la provincia che circonda la capitale.

«Jing» riassume Beijing; «Jin» sta per Tianjin e «Ji» è un’abbreviazione di Hebei.

Il progetto Jing-Jin-Ji ha avuto la benedizione del presidente Xi Jinping, che lo dirige. Il nuovo agglomerato

sta prendendo forma: intorno alla capitale è in fase avanzata di costruzione un anello autostradale che collegherà

la super area urbana; Pechino è già contornata da sei tangenziali, che qui si chiamano anelli,
a partire dal quadrilatero della Città proibita, ma questo settimo sarà lungo 940 chilometri per collegare e integrare

la nuova regione cittadina. L’apertura al traffico è prevista nel 2015.

Oltre all’impatto sociale e allo stupore per un progetto così enorme, la megalopoli ha un significato politico:

i politologi cinesi dicono che Xi l’ha immaginata come impronta ed eredità della sua presidenza.

Una tradizione che risale all’era imperiale: l’ordine di innalzare la Grande Muraglia venne dal primo imperatore,

Qin, due secoli prima di Cristo; il Grande Canale d’acqua che collega Hangzhou nel Sud a Pechino
fu fatto scavare dall’imperatore Sui Yang nel settimo secolo. Nel nuovo impero globalizzato
in cui si è trasformata la Repubblica popolare, Deng Xiaoping ha costituito la zona economica speciale
di Shenzhen nel 1978, lanciando il «mercato con caratteristiche cinesi»;
Jiang Zemin ha spinto l’industrializzazione del delta dello Yangtze
designando Shanghai
come il centro finanziario della Cina. E l’era Xi sarà segnata da Jing-Jin-Ji, che oltre a proporre
una forma di urbanizzazione centrata sui trasporti ferroviari ultraveloci e le superstrade a otto corsie,
dovrà servire da vetrina per la nuova riforma dell’economia.

L’area intorno a Pechino interessata dal progetto si estende per 216 mila chilometri quadrati, circa due terzi

della superficie italiana
; con i suoi 110 milioni di abitanti (21 a Pechino, 14 a Tianjin,
73 nello Hebei)
si avvicina alla popolazione del Giappone; ha un Prodotto interno lordo combinato
di oltre sei trilioni di yuan, quasi mille miliardi di dollari, ossia il 10 per cento del totale cinese
.
Di Jing-Jin-Ji si è cominciato a parlare da anni, perché le gigantesche pianificazioni
sono la specialità di questa Cina. Ma ora la realizzazione rapida sembra vitale.
Anzitutto bisogna trovare una cura per le malattie urbane che rischiano di rendere invivibile la capitale:

il traffico pazzo di quasi sei milioni di automobili, gli ingorghi chilometrici, l’inquinamento cronico e il costante

aumento della popolazione (Pechino sta crescendo di 600 mila abitanti l’anno).

Anche Tianjin, con i suoi 14 milioni di anime, soffre su scala lievemente ridotta degli stessi mali.

Per questo viene coinvolta la provincia dello Hebei. Il governo ha deciso che alcuni dipartimenti ministeriali,

università e ospedali verranno spostati dalla capitale a Baoding, 150 chilometri a sudovest.

E per convincere cinque milioni di abitanti a spostarsi subito almeno di qualche decina di chilometri,
le autorità pechinesi hanno già cominciato ad abbattere dei grandi mercati di periferia
che richiamavano decine e decine di migliaia di lavoratori migranti.



Pechino e Tianjin distano 130 chilometri, ma in realtà si fa prima a muoversi tra le due città

che da un capo all’altro della capitale.

Con il treno superveloce, dalla modernissima stazione Sud di Pechino che somiglia a un aeroporto,

si impiegano 33 minuti esatti per sbarcare nel centro di Tianjin, dove all’inizio del secolo scorso sorgeva

la concessione italiana in Cina
. Ora, intorno alle nostre vecchie palazzine coloniali (che vengono restaurate

per ospitare sedi di società del terziario e locali pubblici) stanno sorgendo grattacieli di vetro e acciaio ispirati

al modello Manhattan. Poi c’è la questione economica. Xi ha detto che integrare e coordinare lo sviluppo

della regione intorno a Pechino in termini di funzioni amministrative, di distribuzione
delle industrie, trasporti, servizi urbani, eviterà doppioni, sprechi, inefficienze dovuti
all’inutile concorrenza tra città vicine per gli stessi settori di business.Presentato così,
il futuro di Jing-Jin-Ji sembra roseo.
Ma naturalmente ci sono urbanisti che contestano l’idea,
sostenendo che è una finzione. Le città dell’area intorno a Pechino sono già quasi contigue,
i benefici reali della fusione saranno minimi, dice Ray Kwong del China Institute presso
la University of Southern California: «Usando il criterio che i cinesi sostengono di voler
inventare con “Jing-Jin-Ji” si potrebbe già chiamare l’area tra Boston e Washington “Bosington”».
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