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 ROMANZI E SAGGI
 4A.Romanzo:"The secret of Green Apples farm"
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lapulzella
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Vatican City
74 Posts

Posted - 17 May 2006 :  12:13:29  Show Profile  Reply with Quote
The secret of Green Apples farm

di lapulzella
Racconto autobiografico









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Racconto autobiograficio



Quando raggiunse il crocevia Robert si guardò attorno dubbioso.
Si fermò a leggere i cartelli indicatori senza comunque riuscire a comprendere quale fosse la direzione giusta da seguire, e questo a causa di qualche pazzoide che si era divertito a crivellare quei cartelli di colpi di carabina.
Tentò di radunare i ricordi risalenti a cinque anni prima, quando era salito fin lassù, ma dovette arrendersi e ammettere di non ricordare assolutamente nulla.
Tornò a guardarsi attorno osservando perplesso il torrente che scorreva tranquillo. Quel rumoroso rivo d’acqua lo ricordava…ma per il resto era notte fonda.
Poco più a valle si stagliavano le sagome di tre pescatori.
– Ecco, forse loro potranno aiutarmi – si disse Robert avviandosi verso il gruppetto che non mostrò nessun interesse per sua persona
– Scusate…sapreste indicarmi la strada per le Green Apples? – chiese Robert
Non gli ci volle molto per comprendere che l'unica cosa che in quel momento interessasse veramente i tre, era la possibilità che un pesce abboccasse ai loro ami.
Infatti continuarono a fissare le loro canne senza degnare il giovane di uno sguardo.
In realtà l'avevano adocchiato e studiato fin nei minimi particolari mentre si avviava verso di loro.
– Green Apples? – ripeté infine uno di loro proprio mentre Robert cominciava a perdere le speranze di ottenere una risposta – Ti riferisci alla casa delle pazze o alla fattoria dei ragazzi?
– Scusate ma non credo di capire…Non sono la stessa cosa?… – biascicò in evidente imbarazzo Robert
Il secondo pescatore lo squadrò da capo a piedi.
– No giovanotto! Nella casa vi abitano le squinternate, mentre nella fattoria ci sono i ragazzi dell’ostello
– Nessuno mi aveva parlato di pazze – borbottò Robert titubante
– Beh, ora lo sai! E credi a me, quelle sono due pazze come cristo comanda… Ma tu come pensi di arrivarci? – chiese, fissando lo sguardo sugli scarponi di Robert
– Visto che sono sprovvisto di qualsiasi altro mezzo di trasporto, è molto probabile che dovrò utilizzare le mie gambe… Crede che possano andare?
Il tono scherzoso e il suo sorriso vinse la diffidenza dei pescatori.
– La fattoria è ancora piuttosto lontana – disse quello che aveva parlato per primo dando più calore al tono della sua voce – Più o meno sei o sette miglia
– Sette, per essere precisi – intervenne il terzo
– Vedi figliolo, – riprese il primo rivolgendosi a Robert con un tono di voce più grave e sentenzioso – hai una sola strada da seguire, ed è quella a sinistra del crocevia…si, quella non asfaltata, ma fai attenzione…prendila con calma…non è agevole, ma è un gran bel posto…se non fosse per le due pazze
– Grazie, lo terrò a mente
L'uomo sollevò lo sguardo, forse per dare una risposta, ma vedendo Robert che si stava allontanando, tornò ad osservare la superficie dell'acqua con quell’espressione filosofale che a volte brilla sul volto dei pescatori.
Quando fu abbastanza lontano da non essere udito, Robert esplose in una allegra risata.
– Uff! Ne sono scampato vivo. – mormorò tra sé. – Se fossi rimasto ancora dieci minuti le pazze sarebbero diventate tre o quattro!

Contrariamente a quanto ricordava della precedente escursione, quell’inizio di luglio era decisamente più caldo, e nonostante l’aria fosse mossa da una leggera brezza, la calura si faceva sentire.
Ad ogni modo, mettendo da parte il trascurabile disagio, si avviò di buon passo verso quella natura splendida e selvaggia respirando a pieni polmoni.
Dopo pochi metri il sentiero s’inoltrò in una vera galleria creata, al di sopra la sua testa, dall’intreccio che gli alberi avevano creato tra loro dandogli un po’ di sollievo.
Doveva essere ormai pomeriggio inoltrato, e nonostante che il sole non lo tormentasse più, quel percorso si mostrò subito più duro di quanto ricordasse.
Dopo circa un’ora di cammino Robert si arrestò per prendere fiato, voltandosi a guardare alle sue spalle il torrente che, molto più in basso, risplendeva lucente ai raggi luminosi del sole
Proseguì ancora arrancando, ma malgrado potesse contare su una buona attitudine alle lunghe escursioni in montagna, iniziò a sentire una certa pesantezza nelle gambe.
– Mi domando se quelli della fattoria andranno mai in città, e se ne avranno voglia con che cosa ci andranno? – mormorò a mezza voce
Aveva appena formulato quel pensiero che sentì provenire da dietro le sue spalle il frastuono di un motore.
– Fantastico! Una macchina che va nella mia direzione! Chiederò un passaggio – si disse, e per evitare di non essere preso in considerazione, andò a mettersi proprio al centro del sentiero
Pochi istanti dopo vide comparire un traballante furgone che avanzava a fatica.
– Con un po' di fortuna riuscirò ad evitare qualche miglio di strada a piedi – pensò Robert mettendosi ad agitare in alto le braccia.
Per un attimo, mentre smetteva di agitare le braccia, ebbe la certezza che il furgone non si sarebbe fermato.
Notò chiaramente che al volante c'era una donna, e questo particolare lo autorizzò ad esprimere dubbi sulle possibilità di successo del suo tentativo.
Per prudenza si ritrasse sul ciglio della carreggiata, e quando fu certo che non si sarebbe fermato, il furgone si arrestò a una decina di metri più avanti.
– Signora la prego di scusarmi, ma mi farebbe una grossa cortesia se potesse darmi un passaggio – Chiese dopo aver dato una sbirciata all’interno della cabina.
La giovane donna al volante si sporse dal finestrino e lo osservò attentamente con un’espressione altezzosa e poco socievole.
– Le assicuro, – aggiunse Robert con uno dei suoi migliori sorrisi, – che sono un turista stanco di camminare...
– Salga – disse lei con estrema freddezza.
Robert si tolse lo zaino dalle spalle, lo lanciò nel cassone e salì sedendole accanto.
– Non so proprio come ringraziarla...
Il resto delle sue parole si persero nel rombo del motore. Il furgone ebbe un sussulto…qualche lamentela, ma alla fine, molto lentamente, riprese a salire.
– Siamo certi che con un passeggero in più avrà ancora voglia di continuare a salire? – Chiese Robert tentando un sorriso per sbloccare il gelo all’interno della cabina.
Evidentemente la sconosciuta non dovette apprezzare la battuta poiché lo gelò con un'occhiata.
– Mi scusi, non volevo offenderla – s’affrettò a borbottare Robert
– Se io e il mio furgone non siamo di suo gusto può sempre scendere – ribatté la donna senza distogliere gli occhi dalla strada.
Robert rimase in silenzio con la fronte lievemente corrugata, e allora gli tornò alla mente la raccomandazione che la gente di montagna andava presa con le molle e chiaramente quella strana ragazza ne era la prova vivente…D'altra parte non aveva scelta…o lei oppure andare piedi.
Ovviamente decise che era meglio rassegnarsi a starsene zitto sperando si arrivare a destinazione prima del previsto. E questo era l’unico motivo di piacere.
Di conseguenza, per dimenticare la poco loquace compagna di viaggio, dedicò la sua attenzione al paesaggio.
– Che paesaggio incantevole! – esclamò infine Robert dopo un silenzio che gli era parso fin troppo lungo
– È evidente che non vive da queste parti tutto l'anno! – fu la secca risposta della donna.
La carica di disappunto e d'aggressività con cui la donna aveva risposto, impose a Robert di dedicare più attenzione nell’osservarla.

Sotto un pretenzioso cappellone di paglia intrecciata, si scorgeva una folta capigliatura di quel biondo artificioso che finisce sempre col rendere banali tante donne.
Osservandola con attenzione si rese subito conto che la sua ospite non aveva un solo particolare al suo posto; abito fuori moda, grosse scarpe ai piedi, orologio al polso destro…e, se l’esperienza non lo stava tradendo, ebbe l’impressione che non indossasse il reggiseno, poiché i seni, benché si mostrassero piccoli, danzavano in modo irregolare ad ogni scossone del furgone.
Robert non poté fare a meno di pensare che se avesse abbandonato quella espressione arcigna che le induriva i lineamenti del volto, sarebbe potuta essere più interessante
Le mani sul volante non rivelavano anelli che potevano dare indicazioni sul suo stato civile.
– Quanti anni avrà? – si chiese e considerando come fosse cosi diversa dalle ragazze che di solito frequentava, gli riuscì molto difficile stabilirne l'età.
– Abita da queste parti? – chiese
La giovane si voltò verso di lui puntandogli addosso due occhi azzurri e freddi come l'acciaio.
– L'argomento non mi sembra appassionante e la domanda poco intelligente, – rispose in tono secco.
– Perdoni la mia sfrontatezza, ma la gente di qui è tutta così cordiale ed espansiva come lei?
Lei sorrise, o almeno Robert ebbe quell’impressione, prima di rispondere con un tono di voce più disteso – No, la gente di qui è veramente cordiale…sono io che non amo parlare dei miei affari con sconosciuti.
Seguì qualche minuto di silenzio carico di tensione.
– Non mi ha detto dove vuole scendere – disse la giovane senza il minimo accenno di gentilezza.
– No, è vero, non l'ho detto, – rispose Robert, sforzandosi di fare il misterioso a bella posta. – ma se la mia presenza la infastidisce può lasciarmi al prossimo incrocio
Lei non abbozzò alcuna reazione, poi, inaspettatamente borbottò – Dunque il paesaggio le piace?
– Questo è quanto ho detto
La giovane alzò le spalle senza fare altre domande.
– Sembra invece che a lei non debba piacere – continuò Robert, deciso a superare là cortina di gelo che lei gli opponeva.
– Lo detesto! – disse in un soffio mentre le sue labbra sembrarono contrarsi
– Saresti infinitamente più bella se smettessi di assumere quell'aria litigiosa e provassi a sorridere. – pensò Robert osservandola attentamente.
In quel momento superarono un cartello, inchiodato alla buona sul tronco di un albero, che, molto perentoriamente, quantificava in quattro miglia la distanza dal bivio per la fattoria.
– E' qui che vuole scendere? – chiese la giovane senza curarsi di dissimulare la fretta che aveva di sbarazzarsi di lui.
Robert decise allora che tanta maleducazione andava punita, e poiché lei sembrava non vedesse l’ora di liberarsi della sua presenza, perché non cercare di prolungarla il più possibile per farle dispetto?
– Per me va bene, ma se desiderasse prolungare il piacere della mia compagnia…beh, allora potrebbe accompagnarmi fino alla fattoria – disse con un malcelato sorriso sulle labbra.
Lei strinse di più le mani intorno al volante e si fece particolarmente attenta.
– Green Apples? – chiese con uno strano tono di voce, – È quella la sua meta?
– In effetti pensavo di trascorrervi qualche giorno.
– È già stato qui?
– Si… qualche anno fa
– Di dove viene?
– New York!
– Un damerino…ma guarda! Posso conoscere la ragione che l’ha spinta a mescolarsi con i montanari? – Chiese lei senza guardarlo
Robert restò così piacevolmente sorpreso per la curiosità che improvvisamente lei stava mostrando, che tardò a dare una risposta
– Allora? Ha perduto la lingua? – chiese ancora lei.
Robert si mise a ridere. – Nessuna ragione particolare…Forse è soltanto perché la volta precedente deve essermi piaciuto il soggiorno
– Che cosa può esserle mai piaciuto quassù?
– Beh…un’infinità di cose, ma soprattutto la cordialità della gente – disse evitando di non mostrare il sorriso sulle labbra
– E della fattoria cosa ricorda? – chiese ancora lei fingendo di non aver compreso l’ironia
– Quella la ricordo molto bene…è splendida. La novità che non sapevo delle due pazze che ci abitano.
– Cosa? Chi le ha riferito simili stupidaggini? – domandò nuovamente lei con un'ansia tutta particolare.
– E perché dovrei dirglielo? Non le pare che….
Robert non riuscì a terminare la frase che la giovane, dopo aver effettuato una brusca frenata, gli aprì la portiera sbraitando.
– Scenda immediatamente!
– Come? – balbettò Robert, sbalordito.
– Lei va ospite alla fattoria e ha la sfrontatezza di chiedermi un passaggio!
– Ma veramente...non vado ad uccidere nessuno
– Non c’è che dire, a voi damerini di città non manca la spudoratezza. Sa cosa mi piacerebbe? Che la fattoria andasse a fuoco con dentro tutti voi!
Robert ebbe a malapena il tempo di tirar fuori dal cassone lo zaino che già la bionda era ripartita a tutta velocità.
– Ma guarda che razza di strega doveva capitarmi – si disse Robert fissando la macchina che si allontanava sollevando una nuvola spessa di polvere.

Sebbene le ultime parole della bionda avessero destato in lui una certa inquietudine, che aveva cominciato a frullargli nella testa come una trottola, preferì non dare eccessiva importanza all'incidente.
– Perché mai quella giovane isterica avrebbe dovuto desiderare che la Green Apples andasse a fuoco con tutti i suoi occupanti?
Lentamente riprese il cammino tentando di soffocare quell’inopportuno pensiero, e per riuscirvi iniziò a guardarsi attorno alla ricerca di un posto adatto ad una sosta, per mettere qualcosa sotto i denti.
Decise di rimandare e di raggiungere il bivio per la fattoria, e, infatti, non appena superato, scelse una piccola radura erbosa e ombreggiata poco distante dal bordo della strada. Si tolse lo zaino dalle spalle e si sdraiò sull’erba, lasciò passare alcuni minuti e poi mise mano alle provviste iniziando a trafficare con qualcosa che tutto poteva sembrare, tranne che un panino.

Era ormai da una buona mezzora immerso in un mare di silenzio quando gli parve di sentire nell’aria il suono di una voce fresca e giovanile, che, con il passare dei minuti, divenne sempre più forte e chiara… La prima impressione fu che provenisse dalle sue spalle, quindi si sollevò in piedi per localizzarne la direzione, e poco dopo vide comparire la figurina piccola e decisamente rotondetta di una ragazza che trotterellava lungo il sentiero in direzione del bivio.
La ragazza non si avvide immediatamente di lui e continuò ad avanzare cantando, ma quando si accorse della sua presenza si arrestò di colpo, e mostrando due occhi turbati, interruppe il canto con un leggero gorgoglio che si spense alla fonte.
– Salve – disse lui sorridendole
– Salve – rispose lei dopo qualche istante d'esitazione
Robert si mosse nella sua direzione, e la ragazza fece due passi indietro.
– Vieni dalla fattoria? – chiese lui cercando di dare un tono di cordialità alla sua voce
Lei non rispose, ma lo squadrò da capo a piedi con un'evidente espressione di disapprovazione.
– C'è qualcosa che non va? – chiese Robert, sempre cortese
– Ma di un po’…sei pazzo? C’è da far morire la gente a presentarsi a quella maniera
– Scusami, non volevo…ho sentito il tuo canto è ho pensato…
– Beh, continua a non volere e lasciami in pace…Ma chi ti da il diritto di trattarmi con tanta confidenza? Dopo tutto non ci conosciamo
Robert la osservò con un misto di stupore e di divertimento. Era la seconda volta nel corso della giornata che una donna aveva dei rimproveri da muovergli.
Con un gesto della mano indicò l’atto di chiedere nuovamente scusa
– Perdonami, ma oggi devo essere antipatico a tutte le donne di questo stato… Buona passeggiata! – bofonchiò tornando a sedersi sull’erba
La giovane restò ad osservarlo, si morse il labbro inferiore mentre il suo volto, dai lineamenti freschi e ancora infantili, si tinse di rosso.
– Scusami tu. – disse lei con un tono di voce più distesa – Sono stata sgarbata… ma sai, è la prima volta che percorro questa strada da sola. Cantavo per farmi un po’ di compagnia
– Lo avevo capito, – commentò Robert. – ma puoi stare tranquilla, prima di cena non mangio ragazzine…preferisco panini con carne salata. Ti va di sedere un po’ e mangiare con me?
La ragazza ripensò a quanto le era sempre stato raccomandato.
– Presta attenzione a ciò che fai, evita di dare confidenza a chi non conosci…e soprattutto percorri sempre strade asfaltate, non attraversare la foresta quando scende la sera e fermati in luoghi sicuri, senza accendere fuochi
Lei si guardò attorno; alberi, silenzio, montagne...In che avventura si era imbarcata? Poi tornò a guardare Robert che, con tutta calma, stava preparando un panino per lei.
– Avanti siedi…non è un granché, ma è pur sempre un panino
La giovane si avvicinò prima lentamente, poi, senza tergiversare oltre, sedette sull'erba.
– Mi sembri stanca. E' da molto che sei in cammino? – chiese Robert.
– Dall’alba – Bofonchiò lei addentando il panino
Robert fece un fischio d'approvazione. – Ti piace camminare?
– Non proprio…ho le gambe a pezzi
– Per essere una principiante ti stai comportando in modo egregio. Stavi lasciando la fattoria
Lei scosse il capo – In un certo senso…Ero salita quassù per fermarmi…però…
– Però cosa? – chiese lui notando l’interruzione
– Beh…c’erano troppi ragazzi…non c’era più posto.
– Di questo periodo? È strano…Anch’io sto andando alla fattoria. Speriamo di non aver fatto un viaggio a vuoto…mi seccherebbe
La ragazza annuì continuando a preoccuparsi del suo panino. Il sole ormai stava scendendo verso l'orizzonte e l'aria si era notevolmente rinfrescata.
Robert si accorse che la ragazza stava rabbrividendo
– Hai freddo?
– Un po’…sarà la stanchezza
– Aspetta un attimo, – le disse.
Si allontanò per qualche minuto e ritornò con le braccia colme di ramoscelli secchi.
Nel giro di pochissimo tempo aveva acceso un bel fuoco scoppiettante con l'abilità di un vero boy–scout.
– Non dovresti farlo… – lo rimproverò lei – Si rischia di dare fuoco al bosco
– Conosco le leggi…ma tu non mi sembri nelle migliori condizioni per sopportare quest’aria…Come ti chiami? – chiese sedendosi di fronte a lei.
– Eileen Milton. E tu?
– Robert Colville…Da queste parti l'aria della sera è traditrice, finché sei al sole va tutto bene, ma se fai tanto di restare all’aperto quando è calato sono guai… – rispose lui ravvivando il fuoco mentre Eileen seguiva ogni suo movimento con occhi attenti.
– Sei Canadese o Francese? – chiese lei
– Americano di New York, ma devo avere qualche avo francese…. È la prima volta che vieni da queste parti? – domandò lui
– Si…beh, insomma, quasi la prima volta – rispose Eileen senza aggiungere altro.
– Non è quel che si dice un tipo loquace – pensò Robert, ma nonostante questa prima impressione, la ragazza gli sembrò assai migliore della bionda pilota del furgone.
– Ora dove andrai? Hai una meta precisa?
– Sì – disse Eileen rispondendo alla seconda domanda, ma evitando di prendere in considerazione la prima.
Robert aprì la borraccia e versò in un bicchiere un liquido scuro.
– Prendi è succo di mirtillo, assaggialo…Va bene, lo berrò prima io per rassicurarti.

Robert si accese la pipa e tra una boccata e l'altra si mise a chiacchierare con lei del più e del meno.
Non era passato molto tempo che alla ragazza sembrò di trovarsi li da sempre e di conoscere quel giovane che somigliava tanto agli eroi dei suoi romanzi preferiti…Se solo si fosse potuta fidare di lui! Per un attimo le venne una gran voglia di confidargli il suo segreto, ma vinse quel desiderio per tornare a chiedere.
– Cosa fai nella vita?
– Beh, lavoro per guadagnarmi da vivere, mangio per poter lavorare e dormo per dimenticare il lavoro che mi aspetta il giorno dopo
– Hai un brutto lavoro?
– Per la verità no, è un buon lavoro…trascorro la maggior parte delle mie giornate chiuso in un ufficio a disegnare. Conosci la Bruce’s? Quel mostro che costruisce frigoriferi, lavastoviglie e…un sacco di altre cose? No? Non importa. Ad ogni modo, passo otto ore il giorno alle prese con tecnigrafi inchiostri e pennarelli, e non appena ho qualche giorno libero – riprese Robert un attimo dopo – Il disegnatore si volatilizza! Prende la tenda, il sacco a pelo e... via! Scappa nei boschi.
– A fare cosa? – chiese lei ormai a suo agio
– Non lo crederai, ma in quelle occasioni torno ad essere il selvaggio amante della natura che sono; senza automobile, senza telefono, senza appuntamenti di lavoro né calcoli da fare…nascondo perfino l’orologio nel fondo dello zaino.
– Ed è bello? – chiese lei ridendo
– Beh, questo è soggettivo…per me è la cosa migliore che possa fare – commentò lui trafficando attorno al fornello della pipa
– Ti capisco sai? A volte anche a me piacerebbe abbandonare tutto e scomparire in queste foreste
– Perché non lo fai?
– Perché ho fifa! – mormorò Eileen con lo sguardo fisso nei suoi occhi.
– Veramente? – chiese Robert, osservandola con maggiore interesse e con un calore diverso
Eileen sbatté le ciglia e arrossì, come se lo sguardo di Robert fosse improvvisamente penetrato all’interno della sua anima, e senza rispondere alla domanda chiese
– Vai sempre solo?
– Nel modo più assoluto…altrimenti che selvaggio sarei. Durante l’anno vedo fin troppe persone, e quando taglio i ponti con la civiltà ho bisogno di una sola cosa
– Di cosa? – chiese lei senza pensarci su
– Di una cura di solitudine…e tu? Vai sola anche tu?
Lei scosse il capo evitando di guardarlo.
– In realtà è la prima volta che tento un’escursione senza un minimo di organizzazione…sono talmente imbranata che non ho trovato neppure un tetto sotto cui dormire.
Seguì un lungo momento di silenzio. Era ormai buio e l'aria ora tendeva ad essere fredda. Il fuoco che Robert aveva acceso ardeva ancora mandando un buon odore di resina.
Eileen non pensava più ad andarsene perché, senza riuscire a darsene una ragione logica, ora sentiva di potersi fidare di quel ragazzo un po’ troppo cresciuto.
Stava nascendo in lei l'irresistibile desiderio di spiegargli il vero motivo per cui si trovava lì…lei che di solito se stava sempre chiusa tra le quattro pareti della sua stanza.

Anche Robert era divenuto improvvisamente silenzioso ed Eileen, per vincere un certo batticuore che la costringeva a mostrare una disinvoltura che in realtà non aveva, tese l'orecchio allo scroscio morbido del ruscello e al vento che frusciava tra gli alberi.
– Vuoi ancora bere? – le propose Robert.
– Sì, grazie.
– Posso chiederti cos’hai deciso di fare? Ormai è notte e non è prudente proseguire. Secondo me faresti meglio a rinunciare per questa sera
– Non posso fermarmi – disse Eileen sbadigliano e guardando l’orologio che aveva al polso.
A Robert parve di cogliere una punta d'amarezza nella sua voce ed una smorfia del volto illuminato dai bagliori del fuoco ancora non del tutto spento.
Era evidente che dovesse essere molto stanca e soprattutto preoccupata, come se si fosse assunta un compito superiore alle sue forze.
– Bisognerà che riprenda il cammino – disse ad un tratto Eileen, ma aveva la voce impastata di sonno
– È tardi, io mi accamperò qui per la notte. Non vale la pena rischiare qualche brutto incontro
– Che genere d’incontro? – chiese lei preoccupata
– Non è una novità che certi animali escono a caccia con l’oscurità
– Ecco fatto! Per concludere mi occorrerebbe d’incontrarne uno – esclamò lei mostrando un volto impaurito – Ma non posso trattenermi oltre, debbo arrivare a destinazione il più presto possibile.
Si alzò in piedi, ma mentre stava per issarsi lo zaino sulle spalle vacillò per un attimo. Robert si alzò e le andò subito accanto per sostenerla.
– Vedi? – disse sorreggendola. – Questa è indice di stanchezza…Senti perché non ti fermi, domani mattina, quando sarai fresca e riposata, riprenderai il cammino…Ti faccio una proposta che reputo intelligente…Poco più a valle c'è una baita che usano i cacciatori…l’ho già controllata nel pomeriggio…non è un granché però all’interno c'è un pagliericcio di fascine. Forse non sarà molto comodo, ma perlomeno potrai dormire al riparo...
– E tu? – Chiese lei
Ho con me una piccola canadese, me ne resterò fuori, accanto al fuoco e veglierò sul tuo sonno.
– No! Non posso permetterlo…potresti avere tu dei brutti incontri – esclamò Eileen con gratitudine.
– Sono abituato a dormire in tenda…non preoccuparti…Dai, torniamo indietro, e al massimo tra mezzora potrai distenderti e dormire.
– Soltanto se mi prometti che dormirai anche tu nella capanna
– No, – borbottò lui spingendola sulla strada – e ricorda che qui sono io a dire l’ultima

L'accompagnò fin sulla soglia della capanna, l’aiutò a liberarsi dello zaino, accese la sua torcia in modo che potessero esaminare bene l'interno e in particolare il pagliericcio.
– Ecco, ora puoi fare un buon sonno è tutto a posto, ma non ti consiglio di accendere un fuoco…hai il sacco a pelo?
– Si
– Beh, allora usa quello
Confusa e stanchissima Eileen gli tese la mano.
– Grazie, – mormorò. – Buonanotte…e se hai bisogno di aiuto urla!
– Sta tranquilla…dormi bene…a domani.
– A domani...

Eileen era talmente stanca che il sonno s’impadronì di lei non appena si distese. Quella notte, nei suoi sogni, sullo sfondo di un cielo stellato, entrò prepotentemente la sagoma alta di un ragazzo di nome Robert.
Nel frattempo, fuori della capanna, con la sua immancabile pipa tra le labbra, Robert ripensava ai due volti di Eileen; quello ostile e chiuso e l'altro, più dolce e malinconico.



Con la concordia le piccole cose crescono, con la discordia le più grandi sfumano.


Edited by - memius on 07 Nov 2006 09:40:57

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6865 Posts

Posted - 17 May 2006 :  16:52:24  Show Profile  Reply with Quote

Promette bene anche questa storia!
Grazie per averla condivisa con noi.
Alla prossima puntata

Ascolta la donna quando ti guarda ~ non quando ti parla . . .

KAHLIL GIBRAN
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lapulzella
Autore

Vatican City
74 Posts

Posted - 18 May 2006 :  06:27:12  Show Profile  Reply with Quote
Grazie Nonn@, vedrai che ti stupirò, anch'io ho avuto un'esistenza avventurosa, per tutta la vita sono stata il corsaro nero della famiglia.

Con la concordia le piccole cose crescono, con la discordia le più grandi sfumano.

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Ce lia
Autore

2770 Posts

Posted - 18 May 2006 :  08:34:58  Show Profile  Reply with Quote
Letto, apprezzato e meditato. Ti attendo.
Ce

Il sentimento, la tenerezza,la facile eccitabilità delle vibrazioni spirituali,
ecco in fondo la mia dote con la quale devo far fronte alla vita.
(H. Hesse)
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MaryBlackwood
Autore

Italy
721 Posts

Posted - 21 May 2006 :  13:30:33  Show Profile  Reply with Quote
la storia m'intriga!!bella!!
proseguo nella lettura...

"E non ci libereremo mai dalle preoccupazioni se pensiamo che gli altri ci giudicano tutte le volte che ci guardano."
Seneca
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11813 Posts

Posted - 13 Oct 2006 :  12:21:04  Show Profile  Reply with Quote
come faccio di solito mi stampo l'intero romanzo per leggerlo con calma...l'introduzione mi è piaciuta e la voglia di saperne di più di porta a non smettere di leggere...:)M
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