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 2B.Saggio:"Giovanni Battista Polacco di Jaroslav"
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Posted - 17 Jun 2006 :  15:41:25  Show Profile  Reply with Quote
GIOVANNI BATTISTA POLACCO DI JAROSLAV



Numerose sono le informazioni, negli archivi e nelle università, che raccontano la storia del nostro passato. Vicende dimenticate, vicende vissute però, che segnarono il destino di molti uomini, uomini qualsiasi ma non per questo insignificanti nel complesso della storia, perché la loro esistenza, spesso misera, risulta essere per noi esemplificare, soprattutto per i significati intrinseci contenuti in numerose di queste vicende raccontate.
Fra i numerosi esempi a noi noti ecco quello di Giovanni Battista, nato intorno al 1595 e originario di Iaroslav (Polonia), rapito dai musulmani sulle sponde del Mar Nero quando era ancora bambino. Dopo essere stato portato in terra araba, trascorse alcuni anni ad Istambul, poi ad Alessandria d’Egitto e in seguito a Tunisi. Diventato adulto, decise di rinnegare il cristianesimo e partecipò all’attività di corsa col suo padrone, un certo Caramel. Fra la ciurma del suo rais vi erano altri rinnegati. Dei suoi compagni di vascello, ricordiamo un marinaio fiammingo ed un altro di origini greche. Non era quindi il solo rinnegato e neppure era raro incontrarne altri nelle navi corsare, né nelle più importanti città del Maghreb. Tunisi, Tripoli, Algeri, Istambul, Damasco e Baghdad raccoglievano il maggior numero di schiavi e rinnegati cristiani e partecipavano attivamente nell’attività di corsa contro i cristiani che abitavano nell’area del bacino del Mediterraneo.
E’ logico presumere che Giovanni Battista non fu un personaggio comune, dal carattere mite e temperato né per noi un esempio da emulare a causa della sua attività criminale. Osservando i dati in nostro possesso, possiamo dedurre invece che a causa della sua partecipazione attiva alla guerra tra cristiani e musulmani, Giovanni Battista non condusse una vita banale né monotona, ma una vita densa di esperienze e di avventure, di relazioni passionali particolarmente travolgenti. Ne consegue, ovviamente, che a questo singolare e inusuale personaggio del Seicento poteva capitare di tutto, come di incontrare canaglie e criminali più forti di lui. Sappiamo infatti che nel periodo di soggiorno a Tunisi, Giovanni Battista ebbe una furiosa lite con un musulmano e nella colluttazione quest’ultimo rimase ucciso. Nel timore di essere scoperto e di dover pagare a caro prezzo il suo insano gesto, Giovanni Battista decise di fuggire. Ma dove ? Quale luogo poteva offrirgli maggior riparo e protezione se non una importante e ricca città europea ? Per questo motivo Giovanni Battista decise di imbarcarsi e recarsi come clandestino verso una delle città del nord. D’accordo con i due rinnegati conosciuti a Tunisi, il greco e il fiammingo, Giovanni Battista organizzò la fuga. Non ebbe esitazioni ed approfittando di una spedizione compiuta in Sardegna nel golfo di Cagliari, abbandonò i compagni e si nascose nel capoluogo sardo. Qui assunse i panni di una persona onesta e rispettabile. Visse quindi a Cagliari, per qualche tempo, al servizio di un locandiere francese, un certo Guillaume, comportandosi onorevolmente e onestamente, ma cercando sempre di eludere gli sguardi curiosi della gente. Questo suo atteggiamento schivo e introverso, però, sortì l’effetto contrario a quanto da lui auspicato ed insospettì proprio le persone a lui più vicine. Di sicuro, per i cagliaritani non era piacevole sapere che proprio accanto alla loro porta di casa si nascondesse un nemico, che poteva rivelarsi anche una potenziale minaccia per la città stessa. Peraltro, sebbene il giovane si fosse sempre comportato in modo garbato, rispettando il prossimo e mostrandosi sempre disponibile, non era di certo corretto permettere che in città si nascondesse un nemico musulmano sotto mentite spoglie (ricordiamo che in quel tempo i cristiani e i musulmani erano in guerra), libero di girare per le strade, senza che le autorità preposte ne fossero a conoscenza.
Non passò molto tempo, infatti, che Giovanni Battista di Iaroslav fu denunciato alla gendarmeria locale. Interpellato dalle autorità, dovette presentarsi al cospetto del Tribunale dell’Inquisizione di Sassari. Qui depositò le sue argomentazioni facendo affidamento soprattutto sulla testimonianza di Guillaume, il titolare del negozio in cui lavorava da anni. Alla fine del colloquio, gli inquisitori decisero di lasciarlo libero, non riscontrando in lui colpe particolari ed anzi verificando la sua chiara volontà di vivere in pace in terra cristiana e constatando devozione e fedeltà al proprio principale.
Qualche tempo dopo, però, a Giovanni Battista accadde nuovamente un fatto spiacevole. Le informazioni raccolte nell’archivio storico sono lacunose e non chiariscono bene gli avvenimenti accaduti. Le dichiarazioni rilasciate successivamente dallo stesso Giovanni Battista al Tribunale del Sant’Uffizio rivelano che poco tempo dopo la scoperta della sua identità fu costretto a lasciare Cagliari. Forse fu allontanato per mano del suo stesso padrone, Guillaume, dopo l’incresciosa deposizione nel Tribunale del Sant’Uffizio di Sassari (il viaggio d’andata e ritorno da Cagliari a Sassari durava dei giorni), il quale non volle più saperne di avere con sé un musulmano rinnegato. Forse fu invitato dalle stesse autorità inquirenti ad allontanarsi dalla Sardegna, sta di fatto che Giovanni Battista lasciò Cagliari per andare a vivere a Maiorca.
A Maiorca Giovanni Battista conobbe due Mori, schiavi, provenienti da Tunisi (il regime della schiavitù fu abolito solo un secolo e mezzo fa, mentre la pirateria fu abolita nel 1830 quando anche l’ultimo governatore algerino fu costretto dagli stati membri europei a impegnarsi contro l’attività di corsa). Con loro, architettò un ardito piano per ritornare in Maghreb e riconquistare la condizione di musulmano. Aveva fatto scrivere alcune lettere ai due tunisini indirizzandole ai loro genitori, in modo che al suo arrivo, non venisse inquisito e imprigionato con l’accusa di tradimento o di apostasia. In base a queste semplici premesse, era convinto che il suo ritorno a Tunisi fosse stato interpretato come un segno della sua devozione all’Islam e solo per questo sarebbe stato perdonato.
Il piano architettato però fallì subito, forse per colpa di uno dei due tunisini, che segnalò alle autorità spagnole gli intenti del rinnegato. Poco dopo la partenza per Tunisi, infatti, presso Cabrera, un soldato lo individuò e riconobbe in lui atteggiamenti sospetti. Lo pedinò ed infine lo fermò per un normale controllo. Giovanni Battista mostrò subito segni di irritabilità e imbarazzo, tanto che fu accompagnato al vicino presidio militare.
Qui Giovanni Battista fu interrogato e, mostrando evidenti difficoltà d’improvvisazione, fu costretto a confessare tutto. E’ possibile perfino che fu torturato al fine di estorcergli la verità. Dopo tutto, i segni indelebili della sua apostasia non potevano essere nascosti ad un sommario esame corporeo (ricordiamo che i musulmani praticanti praticano la circoncisione), ma grazie alla sua testimonianza, benché coartata, ora sappiamo molte cose sulla sua vita e sui movimenti del rinnegato.
Giovanni Battista sotto tortura aveva riferito che era sua intenzione tornare a Tunisi perché lì la vita era migliore, perché si mangiava in abbondanza e si trascorreva il tempo nell’ozio più completo, grazie alla generosità del sultano che retribuiva assai bene i suoi servi. Egli non doveva far nulla per vivere o per ricevere un compenso e poteva vivere nell’ozio più comp0leto. Giovanni Battista ambiva semplicemente ad arruolarsi e svolgere le mansioni di guardia del castello reale. Ciò era il massimo cui poteva ambire un rinnegato dalle sue origini ma anche la sua vera ambizione. Il suo desiderio era tornare in quel mondo privilegiato e confortevole, dove vivere la vita non era un problema ma un privilegio. Non così era nel mondo cristiano, ed a Cagliari in particolare, dove gli uomini dovevano soffrire e subire continui patimenti; dove le consuetudini, i sospetti e il rigorismo morale rendevano la vita insopportabile. La ricerca di quest’ideale procurò a Giovanni Battista la condanna a sette anni al remo di una galera spagnola.

Le notizie sono liberamente tratte da Bartolomé e Lucile Bennassar, “I cristiani di Allah”, Ed. Rizzoli, 1991. Ogni riferimento a persone o luoghi non è puramente casuale. Fatti e persone sono veramente esistiti.

Edited by - memius on 07 Nov 2006 09:39:25

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Posted - 18 Jun 2006 :  00:13:44  Show Profile  Reply with Quote

Una dura condanna, sette anni a remare...
Grazie Guisal, un altro bel racconto

Ascolta la donna quando ti guarda ~ non quando ti parla . . .
KAHLIL GIBRAN
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robinia
Autore

Italy
385 Posts

Posted - 19 Jun 2006 :  10:50:33  Show Profile  Reply with Quote
miiihhh1 ma tu sei uno storico nato! dai raccontaci altre storie. Robinia
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276 Posts

Posted - 02 Jul 2006 :  13:31:55  Show Profile  Reply with Quote
Ne sto preparando una coi fiocchi ... ma ci vuole del tempo e ... dove lo trovo ???? Mi servirebbero minuti da 90 secondi ! A presto.
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6865 Posts

Posted - 02 Jul 2006 :  15:00:45  Show Profile  Reply with Quote

Mi sto già preparando la poltrona comoda, con tanti
cuscini, una bibita fresca, musica etnica da sottofondo.
Ti aspetto!!



Ascolta la donna quando ti guarda ~ non quando ti parla . . .
KAHLIL GIBRAN
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Micol
Autore

Italy
4442 Posts

Posted - 13 Jul 2006 :  23:24:58  Show Profile  Reply with Quote
Oh! qui conviene far pagare il biglietto!

Scusa l'ironia, ma è proprio un piacere rilassarsi mentre tu "racconti".

ciao-ciao



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276 Posts

Posted - 15 Jul 2006 :  13:48:42  Show Profile  Reply with Quote
ciao Micol ... allora le leggi anche tu le mie storiacce ! A presto, un abbraccio.
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