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 5B.I saggi diari di Jack Cat (pensieri scappati)
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jack cat
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1856 Posts

Posted - 25 Aug 2006 :  12:53:25  Show Profile  Reply with Quote
I saggi diari di Jack Cat (pensieri scappati)

di Jack Cat

1.Il mistero nel supermercato

2.Artisti e ciarlatani

3.Le Superpippe

4. L'avvocato

5. Che monaco c'è sotto l'abito?

6. I diabetici ribelli (Per Roger)








Il mistero nel supermercato

Donne, donne, donne. Giovani, vecchie. Belle o brutte. Misteriose. Misteriose? Davvero misteriose? No. Niente mistero oggi. Tutto è chiaro e trasparente come l’ acqua della fonte di Valchiusa. Chiare, fresche, dolci acque.

Non c’ è più mistero. Nessun mistero. Tutte le donne portano con estrema chiarezza – scritte in faccia – la loro storia e la loro personalità. Puoi leggere la loro vita e la loro aspettative senza misteri. Come si muovono ti dice cosa sono, cosa sono state e cosa vogliono essere. L’ unico mistero è se ci riusciranno, a diventare quel che vogliono essere. Non puoi leggere il futuro. OK. Tutto il resto è chiarissimo.

Come si fa? E’ semplice. Non devi proiettare nulla, solo riflettere. Devi essere uno specchio. Se ci riesci tutto diventa semplice, come respirare. Il mistero svanisce. Tutto è chiaro. Basta mistero.

Da dove nasce il mistero? Il mistero delle donne, la loro inesplicabile inconoscibilità di cui tanto si parla? In linea di principio il mistero nasce solamente da noi, da noi uomini. E’ un fatto nostro, non loro. Siamo troppo romantici? E’ una parte del problema (si fa per dire), è una parte di ciò che rende le donne misteriose.

Il mistero nasce quando noi proiettiamo qualcosa. Osserviamo una donna e – zàcchete – eccoci qui che attacchiamo a proiettare (se è giovane e carina o comunque affascinante è piu’ facile che accada). Osserviamo e proiettiamo. Cosa proiettiamo? Le nostre aspettative. I nostri gusti. La nostra storia. Un bel mescolone di quel che ci suscita in cuore quella particolare donna, quello ci evoca, il mistero che ci evoca. I nostri ricordi ci dicono come dovrebbe essere, come vorremo che fosse. Sarà davvero così? Ecco che nasce il mistero.

Il mistero nasce dall’ illusione. Come al cinema. L’ illusione è bella. Un nuova illusione è una cosa fresca, vivace, naturale. Ci viene spontaneo come respirare. Quella donna li’, la bionda che sta guardando gli yogurth, non la conosci, non l’ hai mai vista, non ne sai nulla, non ci parlerai mai, non la vedrai mai piu’. Non importa. Zàcchete. Parte il trip, l’ illusione. Diventi una specie di faro e attacchi a proiettare il film che ti piace. Il film che ti piacerebbe. Come dovrebbe essere, che passato dovrebbe avere, cosa dovrebbe piacerle etc etc.

Se poi ti capita di conoscerla davvero e trovi che qualcosa che fa parte del tuo trip è anche vero, zàcchete, nove volte su dieci sei già innamorato. Quanto sia grande il fitting – soprattutto quanto sia reale – è un altro discorso. Un’ altra storia.

Novantanove volte su cento verrai deluso. Meglio prima che dopo. La delusione è proprio il contrario dell’ illusione. L’ illusione muore in fretta. La delusione non muore mai. Se ne sta lì a marcire al sole come un pesce morto. La delusione che arriva dopo parecchio tempo puzza parecchio di più di una che arriva presto. Beh, è la vita.

Comunque, se si elimina – o si previene – l’ illusione non c’ è mistero nelle donne. E’ tutto trasparente. Tutto scritto. E’ anche banale. Piatto. Non c’è piu’ nessuna differenza. Nessun divertimento.

Donne, donne, donne. Tutte eguali e tutte diverse. Nessun mistero. Mai più.

Hanno chiuso il cinema. E’ aperto il supermercato.

Che noia fare la spesa.

31/07/00

Edited by - memius on 07 Nov 2006 09:45:30

jack cat
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1856 Posts

Posted - 25 Aug 2006 :  15:18:05  Show Profile  Reply with Quote
Artisti e ciarlatani

In questi giorni si è sviluppata – in un forum su un sito letterario – una simpatica discussione relativa alla pittura rinascimentale vs la pittura moderna.

Uno dei punti emersi nella discussione verteva sostanzialmente sull’opinione che la tecnica utilizzata dai pittori rinascimentali fosse più sofisticata di quella usata - per esempio - dagli impressionisti. E che per questo motivo sia avvenuta tra i pittori moderni una relativa invasione di “ciarlatani” intesi come pittori non veramente molto bravi ma che sono egualmente riusciti ad affermarsi e magari a vendere le proprie tele ad altissimo prezzo…

L’argomento è secondo me di grande interesse anche perché le sue implicazioni non sono necessariamente ristrette alla pittura ma a qualunque forma espressiva, inclusa la musica, la scultura ed anche lo scrivere.

Il tema di fondo appare essere la complessa relazione tra formalismo tecnico e contenuti. E se ne può discutere per secoli. Vorrei dare per scontato che i casi estremi, pur teoricamente possibili non ci interessano: può certo darsi il caso di un grandissimo poeta “in pectore” ma del tutto analfabeta (non ci interessa, non se ne accorgerà mai nessuno); come pure l’opposto estremo di un raffinatissimo tecnico delle sillabe e della lingua scritta, ma del tutto privo di sensibilità e afflato poetico.

Penso possiamo dare per scontato che chiunque abbia avuto un certo successo – in qualunque forma espressiva ed in qualunque tempo – debba aver avuto necessariamente un po’ di tecnica a disposizione ed un po’ di contenuti. L’uno senza l’altra a nulla valgono.

Ci poniamo quindi la domanda: esiste un livello minimo di tecnica nello scrivere nel dipingere o nello scolpire al di sotto del quale un “artista” affermato possa esser definito un “ciarlatano”? Io penso che se questo livello esistesse vorrebbe dire che abbiamo anche trovato il modo di definirlo se non addirittura di misurarlo…

Come si fa quindi a definirlo o misurarlo? O anche meglio chi può essere in grado di “darci la dritta” stabilendo in maniera non equivoca o ambigua dove finisce il ciarlatano e dove inizia l’artista e – badate bene! - a parità di contenuti?

La risposta ce la diamo facilmente da soli: potrebbero essere i famosi critici d’arte. E qui mi fermo perché questa risposta io non la accetto per migliaia di motivi che sarebbe invero troppo lungo elencare.

Ne valga uno per tutti: raramente un critico d’arte specializzato in pittura sa anche dipingere. Se lo sapesse far bene, probabilmente avrebbe fatto il pittore… quando parlano di tecnica i critici d’arte son come quei casti teologi d’una volta che parlavano di sesso, teoria tanta e pratica nulla… che affidabilità potremmo dargli?

E del resto abbiamo anche illustri esempi – utili come dimostrazioni di principio – che attestano come dei veri e propri “ciarlatani” siano stati talvolta certificati come grandi artisti da critici d’arte ben rinomati: in particolare mi viene in mente l’esempio delle teste di Modigliani scolpite per gioco da alcuni ragazzi livornesi, buttate nel fiume per burla, poi ripescate e lodate a destra e manca come uno dei più grandi ritrovamenti del secolo… roba di qualche anno fa.

Arrivato fin qui tiro una riga e dico che secondo me non è possibile, in campo artistico, tracciare un netta separazione tra “ciarlatani” e “artisti veri”. Non c’è modo di separarli e – almeno per come la vedo io – ogni vero artista è anche un po’ ciarlatano ed ogni buon ciarlatano deve essere anche un po’ artista…

L’unico metro di giudizio che sembra funzionare è quello del gradimento degli utenti: è ad esempio evidente (almeno per me) che se io scrivessi un quartetto per archi (potrei farlo basta impegnarsi) è assai verosimile che “gli utenti” preferirebbero Boccherini a Jack Cat (con piena ragione!)…

Il che non vorrebbe affatto dire che io sarei un “ciarlatano”, come dicevo poco sopra. Vorrebbe solo dire che relativamente a Boccherini e in campo musicale sono un tipo che usa male il suo tempo.

Edited by - memius on 01 Sep 2006 14:20:55
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jack cat
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1856 Posts

Posted - 27 Aug 2006 :  17:47:58  Show Profile  Reply with Quote
Le Superpippe

Ah bè, a chi non gliene frega niente di calcio vada dritto al prossimo racconto. Oppure resti qui, che impara qualcosa.

Prendiamo 20 ragazzini che giocano a calcio, mettiamoli a giocare tutti i pomeriggi, dopo la scuola, mettiamoli dove vi pare, spiaggia, pineta, campetto o altro. Sono sempre gli stessi, un microcosmo, un sistema chiuso.

Per cominciare bisogna fare le squadre. Le squadre le fanno i due capitani scegliendo fra gli altri, una scelta per uno. I due capitani sono i piu’ forti. Indiscutibilmente. Tutti sanno chi sono i piu’ forti – vox populi, vox dei - nessuno degli altri ragazzini mette in discussione che siano loro a fare i capitani e a fare le squadre.

Fin qui è limpido. Le cose si complicano subito dopo. Nella scelta, uno a me uno a te, i due capitani cercano di manifestare tutta la loro forza, coraggio e astuzia. Un capitano non si può permettere di far male la squadra e perdere tutte le partite. Se succede una volta o due passi, ma se si ripete spesso va a finire che il popolo sceglie qualcun altro, un altro capitano, più forte, più furbo, più coraggioso.

In genere la prima scelta è la piu’ facile. Se il capitano è forte in attacco si sceglie il primo compagno forte in difesa e così via. Il capitano saggio rinforza per primo il punto più debole. Pippo è veloce e insidioso, all’ attacco! Caio è tosto e tenace, a centrocampo! Tutti conoscono i numeri due – le prime scelte - potrebbero essere loro i capitani, un giorno.

E’ anche molto facile scegliere chi non scegliere: i non-scelti sono le famose pippe, quelle che restano fuori dalle squadre fino agli ultimi giri.

Il dramma delle pippe si realizza solo quando i ragazzini sono in numero dispari, 21 invece di 20. In questa caso una pippa resta fuori e fa l’ arbitro. Il dramma delle pippe si realizza – in genere – all’ inizio del 7° e 8° giro di scelta (nel nostro esempio, con 20 giocatori + 1, abbiamo 10 giri di scelta). Le pippe sanno di essere pippe e sanno che una pippa oggi non gioca, fa l’ arbitro. Chi fra loro – le note pippe - starà fuori oggi? Decidono i capitani per esclusione.

Quando si arriva ai giri finali la cadenza delle scelte rallenta: i capitani ci pensano bene prima di scegliere questa o quell’ altra pippa. Non è sadismo, è proprio che non sanno chi scegliere.

In questi attimi angosciosi le pippe si dividono in 2 categorie.

Ci sono le pippe ansiose: stanno vicine vicine ai due capitani e ne cercano il loro sguardo ma non lo trovano mai - i due capitani si guardano fra loro, c’ è un po’ di solidarietà fra i due, ma tu guarda che ci tocca fare, ‘ste pippe!.

Le pippe ansiose – che hanno sempre l’ occhio triste - ballonzolano sui piedi – ci sono anch’ io, ehi, guardami, ti ricordi di me? Ma mi vedi? Sono tuo fratello piccolo, accidenti! Stasera lo dico alla mamma!

Le altre pippe sono quelle orgogliose. Sono pippe solitarie, hanno l’ occhio fiero. Al centro del campo ci sono i due capitani che fanno le scelte. Dietro ai capitani, in gruppo, stanno i Già Scelti. Attorno ai capitani stanno le pippe ansiose, ballonzolanti. Invece le pippe orgogliose stanno al largo, fanno il giro largo, volteggiano ai bordi del campo, fan finta di guardarsi i piedi ma, con la coda dell’ occhio fiero, spiano i capitani e soprattutto – in punta d’ orecchie – attendono la parola sospirata, Mario, Giovanni Andrea, dillo!

OK, nel calcio dei bambini le ali non servono. Tutto avviene al centro. Attacco e difesa si mescolano come in un duello di spada. Affondo, parata, affondo, parata. Dritto al cuore, ci si prova. Tutto al centro. Grande intensità e nessuna umiltà. Nel calcio dei bambini le pippe verranno messe alle ali, ala destra e ala sinistra, dove hanno meno possibilità di far danni.

Bene, abbiamo parlato dei capitani, i fortissimi, delle scelte facili i forti, delle scelte difficili e drammatiche, le pippe. Ma ogni buon capitano sa che la vera differenza fra la sua squadra e quella avversaria – la differenza che darà la vittoria – la faranno quelli che stanno nel mezzo, quelli scelti al 3°, 4°, 5°, 6° e 7° giro. La falange, il grosso della squadra. I forti sono noti, le pippe pure. Il problema sta nel mezzo, fra il 3° e il 7° giro di scelta: qui siamo nel regno delle superpippe.

Chi sono le superpippe?

Son gente che fa casino. Gente spesso spudorata e disonesta, qualche volta simulatrice. Dilettanti illuminati. Non son forti. In fondo in fondo son pippe pure loro. Ma hanno il cuore piu’ forte delle pippe, queste superpippe, e non si rassegnano. Sono un’ illusione totale, pervicace e continua. Illudono tutti con giocate estemporanee, coraggiose, fantasiose e tenaci che qualche volta gli riescono anche. L’ illusione della giocata riuscita (in genere una ogni dieci) mette la superpippa al riparo, le preserva lo status quo, evita il declassamento fra le pippe.

Passiamo al calcio degli adulti, al calcio professionistico. Qui ci dovrebbero essere solo i forti e i fortissimi, anzi solo i fortissimi. Invece no, ragazzi, non funziona così. Anchè qui ci sono le superpippe, si infiltrano anche qui.

Non è un problema filosofico, è reale, è concreto! Prendi 20 giocatori nella tua ideale squadra di calcio, sono tutti professionisti, sono tutti da serie A, sono tutti fortissimi. Ma è inevitabile. Anche se hai 20 giocatori fortissimi sulla carta non possono essere tutti fortissimi allo stesso modo. Ci saranno i super-fortissimi, i molto-fortissimi i forte-fortissimi, i fortissimi-e-basta.

A questo punto avete capito. I fortissimi-e-basta sono le superpippe, superpippe mascherate. Si ricomincia da capo, le superpippe mascherate devono sbattersi come conigli per sembrare fortissimi come gli altri. Ma sempre superpippe restano. Faranno le gran giocate (gliene riesce una su 10) ma alla fine vengono scoperti e cominciano ad andare all’ ingiù: da una grande squadra, favorita per lo scudetto a una provinciale, poi all’ estero, poi in serie B e così via.

Per una superpippa che esce un altro fortissimo entra nel giro. Sara’ un super-fortissimo, un molto-fortissimo, un forte-fortissimo o un fortissimo-e-basta, una stramaladetta superpippa? Statisticamente è fuori discussione. La maggior parte si rivelerà essere una stramaledetta superpippa mascherata, è inevitabile, alla fine ti deluderà, verrà scoperta.

Attenzione perchè il calcio è un gioco, una metafora della vita.

Le superpippe sono dappertutto, sono fra di noi, ci circondano silenziosamente.

Ci illudono e poi ci tradiscono.

Aiuto!
1/9/00

Edited by - memius on 01 Sep 2006 14:21:15
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jack cat
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1856 Posts

Posted - 31 Aug 2006 :  23:25:20  Show Profile  Reply with Quote
L'avvocato

Mi scuseranno gli avvocati che conosco, spero. La loro professione esige una tipologia umana media, spontanea o forzata che sia, che da un punto di vista esistenziale è un po' tristina, a mio modo di vedere.

L'avvocato miei cari signori… il successo in questa professione esige una condanna, il dover esser furbi per forza, anche contro natura. Non sto dicendo che l'avvocato deve "apparire" furbo, eh no! Fosse solo questo, l'avvocatura non sarebbe diversa dalle tante altre professioni dove far mostra d'esser furbi è un ingrediente utilissimo e spesso indispensabile per il successo, un po' come il sale nella pasta, per così dire.

Per l'avvocato no, sembrare o apparire d'esser furbo non basta affatto. L'avvocato <grassetto>deve</grassetto> esser furbo, furbo per forza, furbo come faina, furbo come volpe.

Sapete come diceva Abramo Lincoln? Puoi ingannare qualcuno molte volte e puoi anche ingannare molte persone qualche volta, ma non puoi ingannare tutti tutte le volte…e difatti l'avvocato che non <grassetto>è</grassetto> furbo prima o poi cade. Un ballerino sul filo, questo è l'avvocato di successo.

Possiamo girare il discorso: possiamo dire che l'avvocato che non è furbo non sale mai sul filo, e resta avvocaticchio. Il vero avvocato è furbo e furbo deve restare per restare avvocato… se resta avvocato si riempie le tasche di bei quattrini il che è, molto semplicemente, l'unica cosa che interessa a tutti gli avvocati (e anche a molti altri eh?).

Non c'è niente di più triste d'un avvocato che conosce bene se stesso e sa di non essere furbo. E' un avvocaticchio nato. L'avvocaticchio resta ai margini. Si piazza all'università, entra in magistratura, nella pubblica amministrazione…l'avvocato vero lavora in proprio o al massimo si associa ad altri furbi della sua specie per metter su uno studio legale… in questi studi legali gli avvocati veri schiavizzano stuoli di avvocaticchi che tirano la carretta, preparano le cause, stilano ricorsi etc etc, mentre gli avvocati veri fanno e disfano tutto cento volte secondo l'estro (o la furbizia del momento).

L'avvocato più furbo di tutti è quello che non vedi mai, neanche in televisione. Agli avvocati non dispiace la pubblicità, certo no, ma sanno che è effimera più della loro reputazione. Sanno che ad esporsi c'è rischio di irritare qualcuno e bruciarsi…e sanno perfettamente che questa non è una mossa da furbi se si ha in mano un buon business. Quindi il buon avvocato non solo è molto furbo ma anche molto cauto. La reputazione che gli interessa è quella che circola fra i suoi clienti, e fra I potenziali nuovi clienti, stop. Cosa distingue i potenziali nuovi clienti del buon avvocato di successo? Il fatto che siano più facoltosi di quelli attuali, stop.

Furbo, cauto, circoscritto… una faina dicevamo…

Quando vedete un avvocato che si concede spesso ai media, rilascia interviste, accetta processi scandalistici vedete un avvocato in pericolo… sente che la sua furbizia sta scemando e cerca la strada facile per restare a galla, farsi pubblicità… l'avvocato più disperato di tutti, quello che sente che le cose si stan mettendo davvero male si butta in politica… questa è proprio l'ultima spiaggia delle furbate per un vero avvocato di successo, è l'ultima carta.

Non crediate che gli avvocati veri disprezzino la politica, anzi. Per loro è un importante termometro da tener sempre presente mentre escogitano le loro furbate in nome dei clienti che li pagano. Guai se per vincere una causa un avvocato facesse una furbata che da noia a qualche politico… vuol dire che non sarebbe un furbata, non credete? E infatti i veri avvocati non le fanno queste cose, magari preferiscono far perdere la causa al cliente, pur spacciandosi per strenui difensori dell'interesse suo.

Io non so se li avete mai frequentati gli avvocati. Anche quelli poco furbi, anche gli avvocaticchi, hanno il marchio di fabbrica. Non prendono mai posizione, non dicono mai "sono certo che…" quando parlate di qualcosa. Non sto parlando solo di questioni professionali, anche di cose più leggere. E' una deformazione professionale potentissima, presente in tutti gli avvocati, che solo i più furbi cercano di mascherare, spesso riuscendoci molto bene…

In parte c'è da capirli gli avvocati, in questa attitudine alla perenne incertezza… la materia del loro sapere è così vasta, immateriale e mutevole, così soggetta al variar degli umori delle carte in tavola, al banderuolare degli esseri umani… e in più ci sono quelle centinaia e centinaia di libroni con le leggi, le leggine, i codicilli, i richiami, gli incroci del diritto, le sentenze di primo, secondo e terzo grado e poi addirittura la Cassazione… eccome potrebbe un un essere umano a <grassetto>conoscere e analizzare a menadito </grassetto> tutti i meandri di questo gran castello del diritto? al punto di ascoltare il vostro problema e poi dirvi semplicemente "son certo che…"

La cosa più interessante della legge e del diritto è che la complicazione, il groviglio di norme e articoli spesso contrastanti fra loro è una manna per gli avvocati stessi. Più le cose son complesse, indefinite ed opinabili più il furbo avrà mano libera, non credete??

C'è una sola situazione in cui anche un grande avvocato, l'avvocato più furbo di tutti crolla, si arrende e mostra il suo vero volto, qualche volta addirittura ammettendo di non saper bene che pesci pigliare nello gestione di una data causa.

Succede quando l'avvocato si rende conto d'aver come cliente qualcuno più furbo di lui…in questi casi, non frequenti ma neanche rarissimi, l'avvocato finalmente si rilassa, diventa un tecnico del diritto e - a meno che si frappongano pericoli politici - abbastanza lealmente supporta il suo furbissimo cliente, lasciando decidere <grassetto>a lui</grassetto> la strategia da seguire…

Ma come è possibile che questo accada? non eran così furbi gli avvocati Jack, l'hai detto proprio tu all'inizio…eheheh, caro lettore mi spiace, mai detta una cosa del genere! Io ho semplicemente detto che gli avvocati sono condannati ad essere furbi per avere successo e ho anche detto che i bravi avvocati necessariamente lo sono… ma non ho mica detto che gli esemplari più furbi del genere umano facciano l'avvocato vero? eh già…non l'ho detto, nè lo dico adesso…anzi, secondo me fan qualcos'altro

furbo, cauto, circospetto, incerto… attente gallinelle!!

ciao
Jack

Saint Tropez, 25 aprile 2003

Edited by - memius on 01 Sep 2006 14:21:36
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jack cat
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1856 Posts

Posted - 03 Sep 2006 :  17:50:30  Show Profile  Reply with Quote
Che monaco c'è sotto l'abito?
Pensieri scappati sull'abbigliamento e la moda.



Per un certo periodo della mia vita, fra i 18 e i 20 anni, ho lavorato in un importante negozio di moda femminile. Ho consigliato, aiutato, piegato, allisciato incassato etc etc.

Nella lunga serie di utili informazioni ed esperienze che ho tratto da questa attività spicca la consapevolezza della assoluta verità di questo vecchio adagio…

"i soldi peggio spesi son quelli per vestirsi"

Non è mia intenzione entrare nei dettagli da bottegaio che mi portano a confermare - in assoluto - la validità di questa conclusione. Che ognuno ne faccia quel che vuole, sia dei propri soldi che di quel che penso io, per così dire.

E' invece un poco più interessante considerare, in generale, il rapporto tra l'essere umano ed i suoi abiti.

Son sicuro che su questo argomento esistano fior di dotte disquisizioni sociologiche. Io non lo sono affatto anzi, non mi sento proprio Dotto in sociologia (quantomeno non mi piace considerarmi tale, se proprio devo scegliere preferisco Gongolo, in sociologia).

La mia scarna sociologia si ferma a certe considerazioni esistenziali sulle relazioni fra gli individui spaiati che abitano nella mia scarpiera. E' però inevitabile che il rapporto tra l'uomo e l'abito sia argomento troppo intrinsecamente affascinante per non trattarlo, anche dal profondo basso sociologico in cui mi trovo.

Da scimmie spelacchiate qual siamo, io ritengo che a un certo punto i nostri antenati si siano mossi, probabilmente in cerca di cibo, verso regioni il cui clima suggerì loro di dotarsi d'adeguata copertura. Questa sembra essere a me una ragionevole "origine" dell'abito. Non la sposo al 100 % e nulla ho per contestarla, se qualcuno ha altre spiegazioni sull'origine dell'abito faccia pure, le spieghi le sue ragioni, per me è davvero ininfluente.

Quel che è invece interessante è il fatto che, a un certo punto della nostra storia umana, l'abito è diventato qualcosa di più che un mezzo per coprirsi, è diventato un simbolo. Questa concettualizzazione ha trasformato il nostro rapporto con l'abito da un mezzo per ripararsi dal clima (nell'interpretazione di cui sopra) a un fine per "distinguersi". Questa concettualizzazione ha segnato la nascita della "moda", nelle sue infinite varianti di merito.

Da mezzo a fine, sempre il solito errore eh? Povere scimmiette…

E' davvero un peccato non sapere esattamente come è successo, non essere stati presenti. Ci deve essere stato un momento, nella nostra storia umana, in cui questi nostri antenati, umanoidi, scimmioidi o quel che volete, han realizzato che portare un segno distintivo, adornarsi di un elemento di "graziosa" diversità nel loro modo di acconciarsi e presentarsi agli altri dava loro <grassetto>piacere</grassetto>…

Questa è la chiave della moda, dell'abbigliamento etc. nella mia umile intepretazione di ex-commesso di un negozio d'abbigliamento.

Ad un certo punto è successo qualcosa del genere ed è poi divampato come un incendio nella foresta… Fra le formiche no, non ancora, magari fra 500 miliardi di anni si metteranno il cappellino pure loro, ma per ora non si percepisce nessun segno di qualcosa del genere…eheheheh

So bene che ci sarà qualche Solone che mi presenterà una teoria sull'origine della moda del tutto diversa da quella del "piacere". Sarà probabilmente una teoria "castale", laddove il l'abito è un simbolo esteriore ai fini di riconoscimento del potere e della sua gerarchia… una cosa del tipo "del tipo il capo ha molte penne, il primo subordinato un po' di meno e il terzo che arriva una penna sola".

E' una teoria alternativa che ha certamente una buona motivazione evoluzionistica nella genesi d'un ordinamento sociale e della sua riconoscibilità come fattore positivo per la sopravvivenza della specie. Nulla da dire, OK? E' una bella teoria, son d'accordo. E' elegante anche. Però chi la proponesse non ha certamente mai lavorato come commesso in un negozio di moda femminile…se l'avesse fatto non avrebbe dubbi, la molla è stato il puro e semplice piacere…

Bhe questa "piece" non vuol essere polemica - almeno nelle sue intenzioni, sulle conseguenze non posso ovviamente garantire - quindi ognuno si tenga la teoria che più gli aggrada.

Fatto sta che nella nostra storia collettiva a un certo punto è partito questo trip dell'abbigliamento, della moda e del 'distinguersi" dagli altri attraverso fruibili segni esteriori che "nulla hanno a che fare o che vedere, in linea di principio, con quel che siamo".

AAAAhhhhhhhhhhhh, messieurs et mes dames!!! qui c'è la chiave!!!

"nulla hanno a che fare o che vedere, in linea di principio, con quel che <grassetto>siamo</grassetto>"

L'intero fenomeno dell'abbigliamento e dell'abbigliarsi, al di là di ciò che possa strettamente servirci per le bisogne del clima, non è infatti basato su ciò che siamo, quanto piuttosto su ciò che ci sentiamo di essere… meglio ancora, nella sua versione più bieca, deleteria e demoniaca, ciò che "vorremmo essere"…

Che droga potente, che calamita inarrestabile… tutti spiaccicati come falene su quella lampada… eheheheheh… il sogno, il mito d'essere diversi da come siamo e aver sottomano la promessa d'esser come vorremmo. Su questa potente leva si basano l'abbigliamento e la moda…

… l'abbigliamento e la moda…

…l'abbigliamento e la moda…

mmmhhhhhh…solo loro?

sicuri? siamo sicuri? siete sicuri??

e il lavoro?
lo sport?
la squadra del quore?
e la politica?
l'ideologia?
la religione?

mmmhhh, fermati Jack eh? poi fai incazzare tutti quanti come al solito. Frena Jack, limitati alla questione moda/abbigliamento eh?…

OK, limitiamoci per stasera… tanto ci rivediamo no?

Bene quel che volevo dirvi è che c'è un abito, un tipo di abito, una qualità di abito, che ci sta addosso, sempre, anche se non vogliamo… spesso cerchiamo di modificarlo e qualche volta ci illudiamo di riuscirci…

Quanti vani sforzi... quell'abito è semplicemente la nostra vita, quel che siamo, quel che siamo stati, che ci piaccia o meno.

Non voglio dire che quel che saremo è già dettato, eh? Io credo che quel che saremo possiamo modificarlo, OK? Però sono anche convinto che per riuscire a farlo, ammesso che qualcuno voglia farlo, dobbiamo prima aver coscienza di ciò che siamo. Come dire? Cambiare abito va bene, ma hai visto bene quel che già indossi?

Bhe, non voglio elaborare troppo su questo tema. Ci sono mille sfumature e cose da considerare, ognuno farà le sue se gli va. Magari qualche fanciullino se ne uscirà concludendo che l'abito non fa il monaco… eheheheh

Essendo in vena di citrullaggini vi ammannisco anche cinque perle sul bon ton del vestire, sul vestirsi, sul perchè ed il percome e anche, naturalmente, quel che mi vien da pensare in merito…

<grassetto>Prima Perla</grassetto>: "il sarto che taglia la mia tunica completa l'opera degli dei", da Petronio detto l'Arbitro.
<corsivo>Commento di Jack</corsivo>: quel sarto maledice gli dei… il giorno che fecero l'"opera" avevano una forte emicrania

<grassetto>Seconda Perla</grassetto>: elogio del "cirage", l'ultima lucidatura della scarpa, da eseguirsi con champagne millesimato per conferire il tocco di brillantezza in più alle pelli più pregiate…
<corsivo>Commento di Jack</corsivo>: maniaci schifosi, probabilmente vi scopate senza mai guardarvi in faccia

<grassetto>Terza Perla</grassetto>: "…il pigiama da uomo è più vivo che mai, per la comodità che esprime, ma soprattutto per i suoi aspetti salutistici: dormire nudi può essere charmant solo a vent'anni quando lombaggini e sciatiche sembra non debbano toccarci mai…"
<corsivo>Commento di Jack</corsivo>: prego specificare anche latitudine, stagione e bollettino meteo please, poi se ne riparla, babbei…

<grassetto>Quarta Perla</grassetto>: "…in barba a chi le vorrebbe come tante pinup, le donne si appropriano sempre più dei pantaloni…"
<corsivo>Commento di Jack</corsivo>: perchè dovrei tagliarmi la barba? fanculo a te

<grassetto>Quinta Perla</grassetto>: C'è un momento che riempie di soddisfazione ogni genitore... veder i propri figli varcare dell'infanzia. Vederli piccoli uomini indossare la prima camicia il primo completo, magari in un'occasione speciale…
<corsivo>Commento di Jack</corsivo>: Oggi sgozziamo il montone. Non toccava a lui poverello, lui non ha fatto un cazzo, lui non c'entra nulla e non è neanche colpa sua, OK? E' solo che io non sono Abramo, quindi sgozzo il montone, OK?

Adesso chiudo. E per farlo preferisco una prosa spezzata, che così recita:

adoro questa veste dalle mille cuciture
che mi sta indosso sin da quando sono nato
adorna e ricca di speranze fu tracciata
da cuori gonfi d'amore e di sollecitudine

io posso stracciarla, rinnegarla, e rivestirmi,
di maschere adornarla, od anche farne scempio,
eppure sempre, sotto l'acuta trama di mia vita si rivede
che io son io, ed a me stesso pagar mio conto devo

19/07/03

Edited by - memius on 03 Sep 2006 18:13:01
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jack cat
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Posted - 04 Sep 2006 :  20:53:26  Show Profile  Reply with Quote
I diabetici ribelli

Oggi, tornando verso casa, ascoltavo una trasmissione alla radio. Che è simpatica assai, più svelta della televisione, ed essendo priva di immagini, ti permette di fissare con maggiore accuratezza il senso e il significato delle parole che vengono dette. Il che, talvolta, diventa una disgrazia per chi le pronuncia…la radio è affascinante, questo penso io…

Bhe, oggi c’era un tipo, uno esperto ovviamente, che parlava dei risultati che si ottengono nel nostro paese nei “centri che curano i diabetici”. Questa dei “centri” è una variante relativamente recente della nostra sanità. Si tratta di strutture specializzate, almeno nelle qualifiche che dovrebbero avere, strutture dedicate a seguire in termini di diagnosi e cura i tipi affetti da determinate malattie che per incidenza, particolari necessità e – talvolta – anche per misteriosi meccanismi clientelar-universitari, richiedono una assistenza particolare, prolungata e comunque “specialistica” da parte dei suddetti centri. Il che è vagamente autoreferenziale, no?

Bene, il tizio della radio spiegava che qui da noi, nel bel paese, i diabetici che vengono seguiti dai centri antidiabetici sono, nel 70 % dei casi, al di sopra del peso che dovrebbero avere. Il che non è bene, per usare un eufemismo, in relazione al controllo e all’evoluzione della loro malattia e dei rischi che ne conseguono (per i diabetici, si direbbe in prima battuta no? ma forse non è così…).

OK, prendo atto di questa sconfortante statistica. Per quanti farmaci si possano prendere, i diabetici del tipo più comune – quelli detti di tipo II, insulino-resistente, hanno una strada maestra da battere per tutelare la propria salute… la dieta. Deve essere tristissimo vivere a dieta, penso. Però è la verità. Se il 70 % dei diabetici che vengono seguiti dai centri antidiabetici è “sovrappeso” questo significa semplicemente che sono fuori controllo. Avete presente i kamikaze, quelli che si fanno esplodere? Un diabetico sovrappeso è una specie di kamikaze, solo che la bomba scoppia quando decide lei, e quando la bomba scoppia ci rimette solo lui, il diabetico (familiari a parte), OK?

Ma torniamo alle statistiche. Secondo l’esperto dei centri antidiabetici risulta anche che il 26.5 % dei diabetici seguiti dai centri antidiabetici fuma, e questo accade nonostante il fatto che i centri antidiabetici abbiano loro abbondantemente spiegato che a loro fa parecchio male fumare, non solo in senso generale, ma anche e ancor di più proprio perchè sono diabetici.

Ora vedete, da Google apprendiamo di un’indagine DOXA del 2003: il 27.6 % della popolazione italiana maggiorenne si dichiara “fumatore”. Contemporaneamente apprendiamo che circa il 6 % della popolazione adulta è affetta da diabete di tipo II. Questo ci consente di fare qualche interessante calcolo.

Ammettiano, per amor di semplicità, che gli italiani adulti siano 100 milioni di persone: avremmo 27.6 milioni di fumatori e 6 milioni circa di diabetici tipo II. Se ipotizziamo che tutti i 6 milioni di diabetici siano anche seguiti nei centri antidiabetici (lo so che è inverosimile ma lo facciamo lo stesso, perché ci piace esercitarci nei compitini tipo scuola media), allora potremmo concludere che abbiamo a che fare con poco meno di 2 milioni di diabetici, seguiti dai centri antidiabetici, che sono anche fumatori. Ed il 70 % circa di costoro, ovvero circa 1.4 milioni di italiani adulti sono anche soprappeso. Interessante eh?

Chi conosce il numero esatto della popolazione italiana (secondo me non la sa nessuno neanche chi li conta) può ovviamente divertirsi correggere le cifre suindicate, calcolate a 100 milioni di popolazione adulta.

Abbiamo quindi 1.4 milioni circa (esagerando) di italiani diabetici, fumatori e soprappeso. Abbiamo esagerato nel conto precedente, lo so. Allora diciamo che sono la metà, OK? Sono 700.000… volete essere cauti, calare ancora un poco? Bene allora diciamo 500.000, il che mi sembra ragionevole. Abbiamo mezzo milione di kamikaze…diabetici, che fumano e sono pure sovrappeso…un esercito di kamikaze…

Ma non è mica finita, qui… eheheheh… l’esperto della radio infatti ci spiega che solamente il 5 % dei diabetici che sono seguiti dai centri antidiabetici segue alla lettera le linee guida (stile di vita, frequenza e assiduità nei controlli etc) che i centri antidiabetici danno loro per seguire la loro malattia… il 5 %?? Inverosimile mi pare, eppure lo dice proprio lui, l’esperto dei centri antidiabetici.

Applicando questa ulteriore correzione diciamo quindi che abbiamo 475.000 kamikaze in Italia. Sono diabetici, sono seguiti dai centri antidiabetici, eppure sono soprappeso, fumano e se ne fottono delle raccomandazioni dei centri antidiabetici che pure frequentano. Io lo trovo impressionante, voi?

Tutto questo ha senso? Vi pare un po’ folle? Bhe, a me sì, a me pare un po’ folle.

Possiamo ipotizzare che i centri antidiabetici siano popolati di esperti-incompetenti non in grado di fare efficacemente il loro lavoro? Certo, sarebbe una spiegazione plausibile…

Possiamo ipotizzare che i diabetici italiani siano una sottopopolazione particolarmente ribelle e un po’ schizzata? Certo che possiamo. In fondo frequentano i centri ma non gli danno retta… che ci vanno a fare?

Possiamo infine ipotizzare come valide entrambe le spiegazioni? Certo, una non esclude l’altra.

Quindi, seppur immersi in tante certezze, non sappiamo spiegare questa follia…

Quel che è certo è che l’esperto della radio conclude che “non bisogna colpevolizzare i diabetici”… e questa cosa è interessante, molto cristiana direi,,. Anzi no, scusate, cristiana forse no, cattolica certamente…

Se non bisogna colpevolizzarli, allora sono senza colpa? Mah non è mica detto, sapete…se fossero senza colpa allora tutta la colpa ricadrebbe sui centri…eheheh…l’esperto ha detto che non bisogna colpevolizzarli, non ha mica detto che sono senza colpa! Insomma, siamo arrivati al paternalismo sanitario…

Bhe è giunto il momento della fatidica domanda: Jack perché ci racconti tutto questo, a parte l’ovvia constatazione del fatto che mi son divertito a scrivere ‘sta roba?

A me questa storia che ha raccontato la radio mi fa venire in mente la volpe e l’uva di Esopo… e nell’insieme mi pare come un volare di farfalle nello stomaco…queste jack-sensazioni non sono in fondo diverse da quelle che provo quando leggo i giornali e mi diverto a seguire per un po’ le evoluzioni della “politica” nostrana, le acrobazie da circo dei polli che ci ammanniscono, dentro e fuori l’arco parlamentare…

Quindi non sono sensazioni di parte quelle che mi hanno divertito e mi hanno spinto a raccontare questa storia. No. invece mi ha divertito e rallegrato il cuore il pensiero che qui nel nostro bel paese ci sono forse un 475.000 irriducibili ribelli… kamikaze che fan violenza solo a se stessi, che se ne fottono di quel la collettività pensa nei loro confronti (intesi come diabetici), fino al punto di organizzare questa complessa rete di melassa, i centri, che dovrebbe aiutarli a “controllare la loro malattia”…

…ed è bello anche solo il fatto che questi ribelli, questi desaparecidos della loro glicemia sono anche silenti… non hanno una associazione ribelle, un network, un centro sociale, un forum o chissà che altro… no, son tutti ribelli a titolo individuale, non si associano e non gliene frega un cazzo né di chi si preoccupa per loro né dei loro stessi confratelli e consorelle…

Quindi vedete, ho scritto questa cosa perché io adoro i diabetici ribelli.

15/10/04


Edited by - memius on 05 Sep 2006 19:30:54
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