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 11a.Romanzo:"Il braccialetto di corda"
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sergio zanoletti
Gestore

1050 Posts

Posted - 23 Sep 2006 :  13:54:43  Show Profile  Reply with Quote
Il braccialetto di corda

di Sergio Zanoletti


Presentazione
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=9343

Capitolo I
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6047

Capitolo II
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6056

Capitolo III
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6526

Capitolo IV
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6527

Capitolo V
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6782

Capitolo VI
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6783

Capitolo VII
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6784

Capitolo VIII
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6785

Capitolo IX
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6893

Capitolo X
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6894

Capitolo XI
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6895

Capitolo XII
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6896


Capitolo XIII
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7098

Capitolo XIV
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7099

Capitolo XV
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7100

Capitolo XVI
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7101

Capitolo XVII

http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7102

Capitolo XVIII
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7103

Capitolo XIX
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7128

Capitolo XX
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7129

Capitolo XXI
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7130


Capitolo XXII
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7392

Capitolo XXIII
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7393

Capitolo XXIV
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7394

Capitolo XXV
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7551

Capitolo XXVI
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7652

Capitolo XXVII
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=7830

Capitolo XXVIII
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=9341

Appendice
http://www.millestorie.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=9342





CAP I



L'aria sapeva di pioggia e mescolava gli odori delle cose.
La campana stava rintoccando.
Roberto fermò un attimo i suoi pensieri per concentrarsi su quel suono che avvertiva lontano, coperto dall'invadenza del rumore dell'acqua che si disegnava sugli scogli.
" E' quasi ora di cena!"
Pensò per convincersi che doveva rincasare.
In alto un gabbiano giocava col vento: le ali stese ed immobili, godeva dell'immensità del suo mondo.
Roberto lo inseguì con lo sguardo, finché lo vide perdersi nel cielo...
- Mi sono lasciato fregare! -
Mormorò.
Poi, chiusi gli occhi, ricominciò ad inseguire i ricordi, sdraiato e nascosto tra gli alberi che si opponevano alla vista del lago.
Stava imbrunendo e la campana aveva battuto venti rintocchi.
Agli sgoccioli dell'estate, suonate le otto, le montagne che costringono il paese a ridosso del lago, allungano la propria ombra fin dove l'acqua si tinge di scuro, rispecchiando i dirupi che, chiudendosi a muraglia tutt’intorno, permettono al lago di aprirsi proprio dove il sole, ogni mattina, pare iniziare il suo cammino.
Suonate le otto, il paese si nasconde in quell'ombra e la sua gente si prepara ad essere inghiottita dal buio dei vicoli che si arrampicano fin su alla vecchia torre, dove la vista si perde fin dove è possibile guardare.
E, ai piedi della torre, è facile trovare qualcuno che indugia, seduto sulle panchine di pietra che si affacciano sul vuoto.
Quella sera, ai piedi della torre, Sabrina si sentì
improvvisamente sola. Fiutò nell'aria l'odore di un temporale imminente, si strinse tra le braccia e si strofinò con forza le spalle.
" Meglio che mi muova: devo assolutamente trovare un posto al coperto per questa notte!"
Così pensando, richiuse lo zaino e s’incamminò lungo la stradina che scendeva infilandosi tra le prime case del paese.
- Giù per di qua si va al lago?-
Aveva domandato, superata l'ultima casa.
- Con questo tempo sarà il lago a venirle incontro!-
Le avevano risposto.
Il vento si era infatti levato improvviso e fortissimo. Tutt'attorno c'era ormai solo il rumore del cielo.
Sabrina sveltì il passo e prese per il sentiero che scendeva.
Anche Roberto, al primo rumoreggiare, aveva deciso di incamminarsi ed era ormai quasi a metà di quell’unico viottolo che univa la spiaggia al paese.
Quando s’incrociarono, pioveva già a dirotto.
- Ciao, sai dove posso trovare un posto al coperto per questa notte?-
- In un albergo... ma giù per di qua, non ce ne sono!-
- Non voglio un albergo... cerco solo un posto al coperto -
Due grandi occhi scuri lo sfidarono sorridendogli
- ... non posso permettermi un albergo! –
Confessò poi a mezza voce. E, più veloce del rossore che stava cominciando a colorale il viso, si sottrasse allo sguardo dell’uomo spostandosi sotto ad una quercia gigantesca che invadeva il sentiero poco più avanti.
Roberto, un poco disorientato dal fulmineo movimento della ragazza, restò immobile in mezzo alla stradina.
- Cha fai li impalato? La doccia? Dai, vieni qui a ripararti -
Sabrina aveva sistemato lo zaino per terra, a mo’ di cuscino, e vi si era inginocchiata sopra.
" Gran bella ragazza!"
Pensò Roberto, non potendo evitare di notare il seno, veramente ben fatto, che si era, per un attimo, lasciato intravedere dallo scollo della camicetta.
- Io mi chiamo Sabrina; e tu? -
- Roberto Sal...-
Sabrina non si curò di farlo finire:
- Questa pioggia non ci voleva! Questa notte proprio non mi ci vedo! -
- Se è per questo, non ti ci vedo neppure io... Potrebbe piovere fino al mattino, sai? -
- Dai, tieni -
Disse la ragazza, buttandogli una coperta che aveva sfilato dal bagaglio.
- Cosa devo farne?-
Chiese Roberto, stupito
- Prima mi aiuti ad aprirla, poi puoi mettertela sulla testa... o preferisci bagnarti?-
Di nuovo quegli occhi grandi, che parlavano da soli.
Di nuovo quel fare domande, senza attendere risposte.
- E tu, dove stavi andando?-
Di nuovo quegli occhi neri, che intrappolavano, piacevolmente, lo sguardo.
- Devo tornare a casa e sono in ritardo!-
Rispose, risoluto, Roberto.
- Ti aspetta qualcuno?-
Incalzò Sabrina, stringendosi addosso la sua parte di coperta.
" Che cosa le rispondo? "
Pensò Roberto, cercando di guadagnare tempo con un colpo di tosse, che gliene stimolò altri tre o quattro involontari.
- Vedi cosa capita a fare passeggiate sotto la pioggia?-
Esclamò con un che d’ambiguo, la ragazza.
I suoi occhi continuavano a sorridere, trasmettendo dolcezza.
- Allora… vivi con qualcuno?-
Quegli occhi, belli e vivi.
Quel viso, dolce e bambino...
- No-
Rispose Roberto, quasi bisbigliando.
- Potrei venire da te, allora!-
Disse la ragazza col tono di chi vuol fare una battuta, lasciando però intendere che, tutto sommato, potrebbe anche essere un'idea.
Poi quasi supplicando:
- Mi ospiti a casa tua per una notte?-
Negli occhi, una gran voglia di tenerezza.
- E perché no? Piove troppo per farti dormire all'aperto-
Rispose d'istinto Roberto, sorprendendosi di quel che stava dicendo.
Sabrina, in un lampo, si era rimessa lo zaino in spalle e gli aveva regalato la coperta.
- Facciamo una corsa: a chi arriva prima!-
Urlò scappando nella pioggia.
- Ma tu non sai dove abito!-
- E allora corri...così mi stai davanti!-
Roberto buttò la coperta ormai fradicia, e, ridendo, si gettò all'inseguimento di quella voce che lo incitava nella pioggia.
A casa ci arrivarono fradici.
Sabrina si era fermata in anticamera ad osservare delle fotografie, incorniciate e appese in bell'ordine alla parete di fianco alla porta d'ingresso, mentre Roberto era andato alla ricerca di qualcosa per asciugare entrambi.
- Ma tu guarda quel che mi deve capitare -
Roberto era perplesso e, come sempre quand'era in quello stato, rifletteva a mezza voce:
- Ho invitato a casa una persona che non conosco...dove cavolo ho messo le salviette...una ragazzina, per giunta! Forse non è neppure maggiorenne... e se qualcuno ci avesse visto?-
Era agitato.
Aveva trovato l'asciugamano e si era messo a strofinarsi i capelli seduto sull'orlo della vasca da bagno.
- Del resto, in casa mia, faccio quello che mi pare...ed è da così tanto tempo che non mi capita qualcosa di diverso! -
Concluse alzandosi.
Poi, quasi ricordandosi di colpo di aver lasciato la ragazza ferma all'ingresso, prese in fretta un altro asciugamano ed uscì dalla stanza cercando di non far rumore…
Lei sembrava intenta ad ammirare le fotografie, del tutto indifferente all'acqua che, grondando dai capelli, le rigava il viso. Roberto si era fermato poco distante e, nascosto dal buio della stanza, l’aveva, per un po’, osservata non visto.
Da dietro,con quei jeans stinti e lisi e con quei capelli scuri e corti che, così bagnati, aderivano alle linee del collo sino ad infilarsi nella camicetta, poteva essere scambiata per un ragazzino di primo pelo.
- Ti piacciono le fotografie?-
Domandò ad un certo punto Roberto, uscendo dal suo nascondiglio.
- Ah...sei qui ! -
Rispose Sabrina voltandosi di scatto.
- Scusa se ti ho fatto aspettare, ma non trovavo gli asciugamano-
Si giustificò Roberto porgendole quello che aveva portato con sé.
- Comunque non mi hai risposto!-
- A proposito di che cosa? -
- Le fotografie…Lì avevo vent’anni ed erano i tempi in cui i “Katanga” davano del filo da torcere ai celerini... mi sei sembrata interessata!-
Spiegò Roberto, con l’aria di chi sta parlando di momenti importanti
-Io di queste cose non ne capisco niente. Guardavo così…Intanto che ti aspettavo-
Rispose Sabrina, alzando le spalle come per dire non m’interessa e sorridendo allegramente quasi per farsi perdonare quell’ignoranza.
Poi si erano accomodati in camera da letto, che Roberto utilizzava anche come studio. Sabrina si era seduta sul letto, si era tolta scarpe da ginnastica e calze, e si era messa ad asciugarsi i piedi.
- Ti da fastidio se mi spoglio? Ho i vestiti fradici...-
- Fai come se fossi a casa tua...io intanto vado a preparare qualcosa da mettere sotto i denti -
E, così dicendo, si era precipitato in cucina.
- Ottima idea: è da ieri che non mangio!-
- Benissimo! Allora cucino qualcosa di speciale -
Le urlò Roberto, mentre il rumore delle stoviglie già rimbalzava per tutta la casa.
- Dietro alla porta ci deve essere un accappatoio che puoi indossare!-
Le gridò dopo un po’.
- Già l'ho messo...-
Roberto si girò di scatto: Sabrina era dietro di lui, ferma all'ingresso della stanza. La schiena appoggiata allo stipite della porta, e lo sguardo malizioso di chi sta giocando a nascondere un segreto.
- Sei bravo, sai?-
- Non mi ero accorto che eri già qui... è da tanto che mi stai a guardare?-
Di nuovo quegli occhi.
Di nuovo quegli occhi profondi, che intrappolavano lo sguardo. Roberto aveva smesso di lavorare e parlando le si era avvicinato:
- I tuoi occhi...-
Sussurrò, frenando a fatica il desiderio di accarezzarla
- ...i tuoi occhi mi costringono a desiderare che non sia tutto così, solo per gioco-
Per un attimo, per un momento breve come l'intervallo di un respiro, quegli occhi svelarono il presagio di un ricordo, e le mani di Roberto scivolarono sull'accappatoio, sino ad inciampare nella cintura che Sabrina si era stretta in vita.
La ragazza, allora, strinse a sua volta Roberto e, come invitandolo ad un passo di danza, girò assieme a lui su se stessa, sino a ritrovarsi con i posti scambiati e... staccandosi di colpo, come attratta da un gioco più bello, scivolò, fiutando l'aria, vicino ai fornelli:
-Che cosa stai preparando di buono? C'è un profumo...-
-Anche se ti dicessi il suo nome, non sapresti cos'è!-
Rispose Roberto un po’ infastidito, ma subito pentito per quel tono certamente fuori posto, le si avvicinò nuovamente con l'aria di chi vuol continuare a giocare:
- Ti voglio fare una sorpresa...ti piacerà di sicuro! Intanto che aspetti, perché non ascolti un po’ di musica, sgranocchiando qualcosa? Lì dentro ci sono delle patatine e qui c'è una bottiglia di vino bianco ghiacciato. Ci facciamo un aperitivo?-
- Preferisco dell'aranciata, ne hai?-
- Penso ci sia qualcosa in frigo...-
- Grazie...io allora vado a curiosare un po’ tra i tuoi dischi -
Sabrina afferrò una bibita a caso e uscì dalla stanza.
- Chiamami quando tutto è pronto!-
Roberto restò solo in cucina.
Si lasciò scappare un respiro profondo, come di chi vuol manifestare il proprio sollievo per uno scampato pericolo, o per la fine di una grossa fatica, e tornò a rimestare la pasta, per la sfoglia che stava preparando.
Fuori il tempo sembrava essere peggiorato.
Il vento scagliava con forza, ad intervalli quasi regolari, manciate d'acqua come migliaia di sassolini che rimbalzavano per i viottoli, sulle mura, sui vetri di quelle vecchie case.
Roberto si era lasciato distrarre dalla pioggia e, interrotto nuovamente la preparazione della pietanza, si era seduto di fronte alla portafinestra del balcone per gustarsi lo spettacolo di quel temporale di fine estate.
- Il "Che" !-
Esclamò ad un tratto, menandosi una gran pacca sulla fronte.
- Quella ragazza mi ha proprio fatto perdere la testa...-
Così borbottando aprì la portafinestra di quel tanto che basta per farci passare la testa:
- "Che" dove ti sei ficcato?-
- Miaooo...-
- Ah! sei sotto l'armadietto! Dai micio, vieni fuori che andiamo all'asciutto -
- Miaoo...-
- Adesso ti do da mangiare -
- Hai ragione a protestare, ma sono indaffaratissimo: abbiamo ospiti, anzi, una bellissima ospite! Più tardi te la presento, ora però vai a mangiare che io devo finire di cucinare -
Versò in una ciotola un po’ di cibo per gatti e, agitatissimo, riprese la preparazione della pietanza.
" Quella ragazza è proprio carina "
Pensava, mentre con destrezza tagliuzzava delle patate.
" Ma ho l'impressione che mi snobbi: chiamami quando tutto è pronto...poteva anche fermarsi in cucina a fare due chiacchiere!"
E con due colpi più secchi degli altri, spezzettò l'ultima patata.
" Però le ho detto io di ascoltare della musica...e poi, con una ragazzina, di che cavolo si può parlare! Potrebbe essere mia figlia!"
Roberto, tra spezie e prezzemolo era ormai immerso nelle sue riflessioni, mentre Sabrina si era sdraiata sul letto con le cuffie calcate sulle orecchie e "Che", terminata la sua cena, si era accoccolato sulla seggiola vicino alla portafinestra.
La pioggia era diminuita, anche se continuava a soffiare il vento e, lontano, si avvertiva il rumoreggiare di un nuovo temporale che si avvicinava.
- Miao!!-
- E tu che vuoi? Hai visto la carne, vero? Tu hai già mangiato e questa è per me e per Sabrina -
Gli capitava spesso di parlare con il gatto. Meglio con lui che da solo, soleva ripetersi; e, più di una volta, gli era sembrato che "Che" lo ascoltasse davvero.
- Certo che con quel che sto attraversando, non dovrei correre dietro alle ragazzine. Però questa è come se me la fossi trovata in casa!-
- Con chi stai parlando?-
Sabrina era di nuovo lì, appoggiata allo stipite della porta.
I suoi capelli, asciugati ed arricciati, scoprivano ora dei riflessi ramati, che si rifrangevano alla luce di un faretto che le illuminava il viso.
- Un gattino!! -
Esclamò avvicinandosi.
- E' bellissimo, come si chiama?-
Lo aveva preso in braccio e, con dolcezza, se lo era stretto al seno.
- "Che" -
Rispose Roberto, senza interrompere quello che stava facendo.
- Metto questo in forno e sono da te!-
- "Che" non è un nome...-
- Come non è un nome! guarda... -
Così dicendo aveva afferrato il micio per la pelle del collo e, tenendolo sollevato, aveva ripreso a parlare:
- Vedi che è tutto nero, salvo per questa macchia bianca in mezzo alla fronte?-
- Sì e con ciò?-
Insistette la ragazza riprendendosi l’animale in braccio.
- Come con ciò? Non hai mai sentito parlare di Ernesto "Che" Guevara?-
Chiese Roberto con il tono di chi sta dispensando un po’ di sapere.
- Vagamente -
Rispose Sabrina leggermente infastidita, mentre “Che”, divincolatosi dalla stretta, aveva riguadagnato la libertà andando a nascondersi chissà dove.
Roberto tagliò corto:
- Tutto nero, salvo per quella macchia bianca sulla fronte, che sembra una stellina, mi ha ricordato il basco del "Che"!-
Sabrina aveva smesso di fare domande. Si era seduta dove prima c'era il gatto, ed osservava Roberto apparecchiare.
Lo seguiva con lo sguardo in ogni suo movimento, senza curarsi di essere discreta; anzi, pareva quasi volesse metterlo in imbarazzo.
Roberto si sentiva osservato: la guardava sottecchi, pensando contemporaneamente a un buon argomento di conversazione, per interrompere quel silenzio che cominciava a pesargli.
Sabrina, sembrava invece sentirsi a suo agio; ed ogni volta i loro occhi s’incrociavano, il suo sguardo si faceva ancora più inquisitore, e sul suo volto si dipingeva un'aria di sfida.
Poi si era alzata con uno scatto improvviso ed era uscita sul balcone, fermandosi sulla soglia, con la schiena appoggiata alla porta che aveva richiuso dietro a sé e lo sguardo su quelle vecchie case, su quei vicoli stretti e bui, dove il tempo pareva essersi fermato.
La piccola nicchia, scavata nel muro, con incastonata una madonnina azzurrognola a braccia aperte, all'inizio di una stradina, tutta ciottoli e buche che, partendo proprio da sotto il balcone, si arrampicava per i monti, dietro il paese. E il fontanile, poco più avanti la nicchia, certamente un tempo usato per abbeverare il bestiame tornato dal pascolo.
" Come fa Roberto a vivere qui? "
Pensò Sabrina, mentre qualcosa le stringeva lo stomaco.
Pensava a come doveva essere noioso vivere in un posto simile, così lontano dal suo mondo e dal suo tempo.
Pensava a Roberto, a quello strano incontro, e alla notte che si avvicinava.
" Certo non è brutto... ma si veste come mio padre...ha l'età di mio padre!"
Aveva ricominciato a piovere forte, quasi di colpo.
Sabrina si accomodò l'accappatoio, respirò profondamente e rientrò in cucina, dove Roberto l'aspettava già seduto a tavola, con un bicchiere di vino in mano:
- Il forno è spento: se ti siedi posso servire -
- E' tutto pronto? Perché non mi hai chiamato? -
- Mi sei sembrata così assorta...non volevo disturbarti! -
Il tuono di un fulmine, caduto poco distante, fece vibrare i vetri della casa. Sabrina sobbalzò e al posto del grazie che stava pronunciando, le uscì un suono a metà tra un urlo e un lamento.
- Ti sei spaventata? -
- Un po’...speriamo di non restare al buio! -
- Niente paura: ho io il rimedio! -
Si alzò e andò a frugare nello sgabuzzino, vicino all'ingresso, tornando poco dopo con una candela in una mano e un candelabro nell'altra.
Infilò la candela nel candelabro che aveva posto al centro della tavola imbandita e la accese, esclamando con compiacimento:
- Così non ci faremo sorprendere dal buio! -
Sabrina lo guardò un po’ incredula.
Poi, esplose in una sincera risata.
- Perché ridi? -
- Oh, scusa...ma non ho mai mangiato a lume di candela!! -
Roberto abbozzò un sorriso; estrasse dal forno la specialità che aveva preparato, spense la luce e, con aria soddisfatta, annunciò:
- La panada è servita! -
- Mmmm... che odorino! Come hai detto che si chiama? -
- I sardi la chiamano "sa panada" -
- Sei stato in Sardegna? -
- Si...-
Rispose distrattamente Roberto, servendo la pietanza.
- Dove? -
Incalzò la ragazza; e senza attendere risposta:
- E' lì che hai imparato a cucinare questa? -
- Perché non la assaggi così mi dici se ti piace! -
- Sono troppo curiosa, vero? -
- No... solo che se parliamo, si raffredda! -
Tornò il silenzio.
Ma il silenzio, in quella casa, era fatto di mille rumori che mettevano angoscia e Roberto non riusciva a sopportare quel silenzio, nel quale, suo malgrado, s’immergeva quando non riusciva ad impedire alla sua testa di navigare tra i ricordi, che lo facevano soffrire ma che non riusciva ad abbandonare.
Ma fu solo un attimo.
La presenza di Sabrina vinse quel suo bisogno di malinconia.
- Con un piatto simile, non si può bere aranciata! -
E, cosi dicendo, le versò del vino.
- Complimenti! Mi piace molto, sai? Sembra un calzone, ripieno di carne e patate, ma la pasta non è come quella della pizza...-
- Puoi farcire anche con anguilla e carciofi, ma sono i pomodoro secchi che danno questo sapore speciale!-
Spiegò Roberto, con compiacimento.
- Adesso me lo puoi dire dove hai imparato a cucinarla? –
Chiese di nuovo la ragazza, con sincera curiosità.
- Era una ricetta di...-
Ma le parole gli si smorzarono in gola.
Davanti ai suoi occhi, un'immagine che si era ripromesso di chiudere in cassaforte, almeno per quella sera.
Almeno per quella sera e, chiusi con forza gli occhi, s’impose di scacciare quell'immagine.
Almeno per quella sera e, riaprendo i suoi, ritrovò quelli dolci e profondi di Sabrina, che lo invitavano a continuare:
- La faceva spesso un'amica...tempo fa -
Concluse a mezza voce.
Poi, alzando il bicchiere, con l'aria di chi vuole celebrare una vittoria, continuò:
- Facciamo un brindisi. Brindiamo al nostro incontro! -
Sabrina levò il bicchiere, senza bere, e riprese a fare domande:
- Anche tu la cucini spesso? -
- No, questa è la prima volta! -
- Perché proprio questa sera? -
- Veramente non lo so. Chissà...forse per i tuoi occhi! –
Rispose Roberto, con tono allegro, ma vagamente ambiguo.
Sabrina fissò l’uomo con l’aria di chi sta per dire qualcosa ma, alla fine, ripiegò sul cibo che stava gustando, senza riuscire ad aggiungere altro.



Edited by - memius on 13 Feb 2007 10:50:09

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6865 Posts

Posted - 23 Sep 2006 :  16:10:43  Show Profile  Reply with Quote

Adesso ti conoscerò anche da un altro lato, Sergio!
Un inizio promettente


La donna ha l'età del cuore ~ l'uomo quello del giudizio...


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1418 Posts

Posted - 24 Sep 2006 :  06:43:25  Show Profile  Reply with Quote
Ottimo inizio!

======================================°°°======================================
Se le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive ragazze vanno dappertuto.
Oriana Fallaci
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11813 Posts

Posted - 29 Oct 2006 :  11:36:24  Show Profile  Reply with Quote
interessante come romanzo...

Edited by - n/a on 29 Oct 2006 12:03:24
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