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 4B.Saggio:"Epitaffio di Formosano e Sufva"
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Ce lia
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2770 Posts

Posted - 13 Oct 2006 :  09:25:44  Show Profile  Reply with Quote
Epitaffio di Formusanus e di sua moglie Sufva

di Ce Lia



Epigrafe marmorea, interamente ricomposta da due frammenti contigui saldati da restauro. Dimensioni: altezza 112,5.x 225,5 x 219 (risulta irregolarmente rastremata) x 5,2; lett. 4 - 2,5.; interlinea: 3,8-1,8. Il testo è scritto "in campo aperto", vi è infatti grande sproporzione tra l'area iscritta e la superficie disponibile, essendo quest'ultima assai eccedente e non essendo delimitato lo spazio occupato dal titulus. Specchio epigrafico: 110 x 5,1. Si tratta di una lastra di reimpiego, presumibilmente il retro di un sarcofago in quanto nella parte posteriore si presenta ben allisciato ed a sinistra si nota una sgusciatura verticale. Il lato inciso si presenta grossolanamente predisposto, al punto che sono state rubricate, in epoca moderna, anche alcune piccole scalfiture derivate dall'originaria lavorazione. Si tratta del titolo sepolcrale di un Formusanus e di sua moglie Sufva, di provenienza incerta..E' collocata nel Lapidario Cristiano ex Lateranense di fronte alla parete 24. Inv. 33123. Autopsia 12 dicembre 1994.
signum crucis in n(omine) d(omi)ni ego Formvsanvs cond(am) vna cvm = coniuge mea Svfva sepvlchrvm istv(!) = fieri rogabimvs pro remedivm anim(a)e = n(ost)r(a)e et si aliovis sepvlchrv istvd = biolare (!) bolveri(t) (!) abea anathema = da (!) Patre(m) et Filiv(m) et S(an)c(tv)m Sp(iritv)m et cvm = Ivda traditore abea (!) portione (!)
A. Silvagni così la definisce: “Titulus possessionis sepulchri rudibus litteris saec. VII vel potius VIII exaratus in parte extrema pergrandis tabulae e loco incerto in Museo Lateranensi. Nondum editus.” Può essere paragonata, per l'uso dei caratteri, all'iscrizione sulla vera di pozzo conservata nella basilica di s. Marco a P.zza Venezia in Roma . Da confronti con altre epigrafi che presentano caratteri di scrittura assai simili a quelli qui contenuti, in particolare l'utilizzo della A con tratto orizzontale superiore al vertice dei due tratti obliqui., si può sostenere la datazione al secolo IX, così come proposto da N. Gray. L'intero testo non appare ordinato secondo una precisa linea guida, i caratteri sono tutti grosso modo delle stesse dimensioni eppure non distribuiti su un piano di posa lineare. Dal punto di vista alfabetico risulta una commistione di ceppi grafici ben definiti: capitale, onciale, capitale-corsivo ma è evidente la stragrande maggioranza di caratteri capitali. Quando compaiono segni onciali non sono, tranne la G e la M, gli unici attestati nella lastra.
N. Gray sostiene che l'iscrizione faccia parte del II stile della popular school e la confronta anche con l'iscrizione di s. Maria in Cosmedin (definiti, però di I stile). Come sulla vera di pozzo di s. Marco, infatti, appaiono D, E, G, M e V onciali e spesso la M onciale appare simile ad un otto adagiato. Il cambiamento di utilizzo della A (che dalla terza riga in poi assume la caratteristica forma romana dal taglio posto al vertice delle aste montanti), assieme alla notata maggiore variabilità del modulo dei singoli caratteri, fanno supporre una nuova persona nel ruolo di lapicida.

R. 1: D(omi)ni, in contrazione "canonica" indicata da una linea unica a segnalare l'abbreviazione, ha le N e le I in caratteri capitali, mentre la D è tracciata in scrittura onciale.
Anche la E, lunata, e la G di ego hanno forma onciale. Formvsanvs apre con una F stretta, dall'asta verticale che scende più in basso relativamente al piano di posa delle altre lettere; seguono una R molto squadrata, una M onciale coi due tratti curvi e distanziati tra loro. Le due V appaiono di forma onciale, le restanti lettere possono definirsi capitali (sebbene la seconda asta verticale della N sia apicata). Cond(am), la cui abbreviazione è segnalata dalla lineetta soprascritta, vede la presenza di un'altra D onciale niente affatto inclinata. In vna cvm notiamo la presenza delle V e della M onciali, della N simile a quella vista in Formvsanvs; la A e la C sono capitali, la M onciale ma con i tratti verticali apicati alla base ed uniti in alto da un' unica linea orizzontale. R. 2: Conivge è inciso in forma capitale per i primi quattro caratteri, la N piuttosto ampia, le rimanenti V, G ed E in forma onciale. Anche in mea troviamo una M il cui modello è senza dubbio onciale, una E che, paleograficamente, potremmo definire onciale nuova ed una A di forma triangolare, cioè con la traversa poggiata sul piano ideale di scrittura piuttosto in diagonale, a suggerire un tracciato più corsiveggiante. Svfva inizia con una S il cui tratto superiore anzichè essere curvo è inciso decisamente orizzontale, la V è onciale, la F capitale e ben apicata a dente di lupo, la V capitale con il secondo tratto in nesso con il primo della A, capitale, seguente. Potrebbe leggersi anche come Svfia se invece che un nesso VA si ritenesse che le lettere incise siano Ied A, la I inclinata verso sinistra a toccare il primo tratto della lettera A. Così infatti è stato letto nelle più antiche pubblicazioni. In sepvlchrvm, scritto con prevalenza di caratteri capitali, sono da segnalare la forma semionciale della E, che presenta il braccio superiore inciso distaccato dall'asta verticale, e la M onciale dalle aste montanti che vanno a richiudersi su se stesse quasi a formare un otto posto orizzontalmente, la H minuscola corretta in maiuscola grazie al prolungamento dell'asta verticale destra che va ad innestarsi con la traversa. In istv, che conclude la riga, a lettere capitali, ad una T ben apicata segue una V onciale. R. 3: la R di fieri, molto dissimile dalle altre presenti nel testo, appare come corsivizzazione della forma capitale usata dal lapicida per l'intera incisione della parola. E' cioè ridotta ad un'asta verticale unita in alto da un piccolo segmento orizzontale ad un breve tratto curvo rivolto a sinistra; le altre lettere sono qui capitali. Rogabimvs ha G onciale, A con tratto orizzontale al vertice delle due aste montanti, M e V onciali; la M con le prime due aste montanti che si congiungono in un occhiello e scendono, oltre il punto di incontro, più in basso delle altre lettere. La R di remedivm ha la stessa forma notata in fieri all'inizio della riga, onciali sono entrambe le E e la M. Un improvviso ingrandimento del modulo si ha a partire dalla D, qui possiamo osservare presenza di lettere di forma capitale (D, I, V) e della M onciale. Anime, ancora di modulo grande, ha la stessa M onciale e la A col taglio orizzontale sul vertice delle aste montanti che, da questa riga in poi, sarà la forma più usata. R. 4: n(ost)re, la cui contrazione è segnalata dalla presenza della lineetta abbreviativa e la cui R è del genere notato in fieri della riga precedente, è incisa in caratteri capitali e dimostra monottongazione nella desinenza. Tutto il resto della riga si presenta in caratteri capitali. Da notare la Q con la coda a scendere oltre il rigo dal centro della lettera incurvata verso sinistra e l'assenza di segnalazione del troncamento in sepvlchrv. Anche in questa riga dalla C in poi c'è ingrandimento delle misure del modulo, come era avvenuto dalla D della riga superiore.
La S di istvd si presenta nella forma già notata nella S di Svfva della seconda riga. R. 5: in questa riga, tutta incisa in lettere capitali tranne l'ultima M onciale, sono da segnalare la prima B fortemente angolare, le due prime A mancanti della traversa ma con tratto orizzontale al vertice delle aste montanti. La R è resa P greco). La B di#61480;#61472;#61520;come un bolveri è ridotta a una specie di K chiusa da un trattino orizzontale solo in basso, quella di biolare ha il trattino orizzontale anche in alto. La forma verbale abea è priva di H e di T in conseguenza di un uso del parlato che si allontana dal latino classico, in linea con i tempi in cui l'epitaffio fu redatto.
La prima A di abeat è incisa nello stesso modo della prima A di questa riga. Questa stessa forma di A è presente nelle A dell'iscrizione sulla vera da pozzo a s. Marco in Roma e nell'iscrizione posta su sarcofago pagano che contiene reliquie di martiri (la n. 6 del presente lavoro). R. 6: anche qui notiamo come il da che apre la riga sia indice del cambiamento avvenuto nell'uso del latino dell' VIII secolo. La scrittura è tutta capitale fino a s(an)c(tv)m, che ha contrazione mista segnalata da lineetta soprascritta. In sp(iritv)m, contratto come il precedente s(an)c(tv)m, la M è onciale, mentre la M di cvm, a concludere la riga, appare corsivizzazione dell'onciale. R. 7: anche qui i caratteri sono capitali e alcune lettere hanno modulo maggiore, ad esempio la D di Ivda. La R di portione ricorda quella notata in fieri alla riga 3, la P ha l'occhiello aperto, come del resto tutte le P presenti nel testo, abea è identico, per la resa linguistica, al precedente letto nella riga 5. La A di traditore è assente, c'è solo parte, a sinistra, del trattino al vertice delle aste montanti.
Relativamente al contenuto del testo della lapide, desta interesse la formula anatematica incisa nella seconda metà dell'epigrafe. Come la gran parte delle iscrizioni contenenti anatemi anche questa dovette essere subdiale e decisamente occidentale è la formula anatematica relativa a Giuda qui presente. "Questa formula" scrive M. Perraymond "fu pure inserita nel giuramento di fedeltà che dovevano pronunciare i prefetti del pretorio all'epoca dell'imperatore Giustiniano" Un confronto diretto può essere ricercato nell'epitaffio del presbitero Venerius , conservato nel Museo di Rimini, databile al tardo VIII secolo, in cui si legge habeat anathema....et port(ionem) c(um) ivda trad(itore).
Rimane da investigare sull'inconsueto nome della consorte di Formosano.
La mia ricerca si è mossa in varie direzioni e le soluzioni reperite, nella maggioranza dei casi, risultano ammissibili. Considerate l'atipicità e l'epoca (IX secolo) in cui fu redatto l'epitaffio, l'unico in cui sia attestato tale nome, viene spontaneo ricercarne la provenienza nel mondo barbarico. Di certo, però, non è attestato nell'antroponimia longobarda . Esiste un aggettivo Suevus-a-um nei testi classici che indica gli abitanti (Suevi) della regione germanica posta tra il Mar Baltico ed il Danubio, per cui Sueua sarebbe da intendersi "donna sueva". Poichè questa regione è meglio nota come Svevia, E. Diehl propone la possibilità che il nome sia da leggersi come Sveva . Del resto anche nel V secolo d. C. il presbitero spagnolo Orosio, nelle Historiarum contra paganos, chiama Suei gli abitanti della stessa regione . Nel Glossarium del Du Cange si trova il termine Sufa, che è dichiarato di origine germanica, veniva usato per Rufa a causa di alternanza consonantica ed aveva il significato di "rossa", nel senso di "dai capelli rossi". Ma anche nella lingua ebraica è presente il termine Suf che indicava una regione sita a nord di Lidda, terra di Suf. Anche un progenitore del profeta Samuele si chiamava Suf (I Sam. 9,5; cfr. 1,1; I Cr. 6, 20). La possibilità che si sia formato un antroponimo da tale radice, volto poi al genere femminile secondo le consuetudini della lingua latina, potrebbe spiegarsi se si considerano alcune vicende storiche. Agli inizi del VII secolo (613) giunsero a Roma numerosi cristiani partiti in seguito all'occupazione della Palestina da parte dei Persiani, fu questa la prima spinta ad un movimento migratorio verso Occidente. Una ulteriore causa fu la conquista musulmana di tale terra (635) Ne sono prova la presenza a Roma (tra 615 e 619) di Sofronio, che sarebbe poi divenuto vescovo di Gerusalemme, e del suo maestro Giovanni Mosco che nell'Urbe compose il "Prato Spirituale" e l'elezione a papa di Teodoro I (642) che era figlio di un vescovo proveniente da Gerusalemme . Bisogna altresì ricordare la filiazione del monasteo di s. Saba sul Piccolo Aventino (645) dalla Grande Laura di s. Saba in Palestina . Un'ipotesi, che non ho ritenuto opportuno prendere in considerazione, è che il nome vada letto Svfia anzichè Svfva. Infatti, dall'esame autoptico della lastra, è risultata evidente la volontà dell'incisore di avvalersi dell'uso di un nesso tra le lettere V ed A, poichè il tratto discendente da sinistra a destra della V non è solo accostato alla traversa sinistra della A, ma ottenuto mediante un unico e deciso solco. Inoltre, tutte le I presenti nel testo, quando non sono perpendicolari all'ideale linea guida, appaiono leggermente inclinate all'opposto, cioè da destra a sinistra. Ad esempio in istv alla r. 2, in rogabimvs alla r. 3, in istvd alla r. 4.




Edited by - memius on 07 Nov 2006 09:45:06

Ce lia
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2770 Posts

Posted - 13 Oct 2006 :  09:30:50  Show Profile  Reply with Quote
Si tratta si un saggio, anche se non c'è scritto!
Ce
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n/a
deleted

6865 Posts

Posted - 13 Oct 2006 :  09:56:46  Show Profile  Reply with Quote

Molto interessante, Ce'. Noi ci fermiamo
davanti ad una lapide e leggiamo, tu ci hai
fatto vedere oltre.
Grazie


La donna ha l'età del cuore ~ l'uomo quello del giudizio...


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