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 29a. Romanzo: Una storia d'amore
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malide
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Italy
159 Posts

Posted - 01 Feb 2007 :  16:03:44  Show Profile  Reply with Quote
Una storia d'amore
di Malide





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Prefazione

Questa è una storia d'amore, semplicemente una storia d'amore.
Non vuol essere e non è una condanna né un'esaltazione, né un suggerimento o un biasimo.
Non vuole fare altro che parlare dell'amore, quello che conosciamo e quello che vorremmo conoscere, quello che ci fa ridere e piangere e sperare e desiderare la morte e a volte morire e afferrare il mondo a due mani o sentirsene schiacciati e cercare soluzioni che non ci sono e far soffrire chi ci è accanto o sacrificarsi perché non soffra e... e mille e mille attimi che fanno una vita o almeno la sua parte più importante.
Non date ascolto a chi dice che si può vivere senza amore, al massimo si può fingere di farlo; non date ascolto a chi dice che basta, non ci cadrà mai più, è già alla disperata ricerca di nuove esaltazioni e sofferenze.
L'amore non ti cerca, ti aspetta.
E tu, prima o poi, fatalmente lo incontri.
E allora, finalmente, cominci ad esistere.





"L' avventura"

C'era una volta... un re? un pezzo di legno?
No, no, quelle sono altre storie.
La scenografia è minimalista: un interno con un letto, un armadio e un comò.
Sopra il letto una Vergine a mani giunte e occhi rivolti al cielo, mentre sarebbe tanto importante che desse uno sguardo anche verso terra, un lampadario simile ai due abat–jour sui comodini.
Tutto molto semplice e modesto, ma rigorosamente pulito.
I personaggi sono due, anzi due e mezzo: un uomo e una donna (non occorre altro), ma la donna è incinta ed è proprio questo attore nascosto che riempirà la scena e catturerà l'attenzione.
C'era una volta, dunque, un bambino che stava per nascere.
Non sempre un bambino è "frutto dell'amore", come si leggeva, ai miei tempi, nei romanzi per signorine.
A volte è frutto della violenza o dell'inganno; a volte è merce di scambio o di ricatto; a volte serve per ottenere un matrimonio o per illudersi di consolidarlo.
Ma questo, no, questo bambino era atteso, amato, voluto. I genitori avevano passato lunghe serate a programmarne il futuro, a scegliere il nome, a organizzare e pianificare; ne immaginavano i lineamenti, il carattere, le somiglianze.
Non era mai stato un embrione o un feto: era un bambino fin dal concepimento e quella sera...
Quella sera, anzi quella notte, ché i bambini preferiscono annunciarsi di notte, la donna si svegliò di soprassalto con una strana sensazione di allarme.
Avvertì un forte dolore nella fascia renale, poi più nulla. Non si riaddormentò, sapeva che cosa stava per accadere e infatti, dopo venti minuti un nuovo dolore la fece sedere, sveglia e attenta, sul letto.
Non era il caso di svegliare il marito, si disse, c'era ancora tem-po.
Si alzò, controllò che fosse tutto pronto, si lavò e vestì, vagamente impaurita, ma piena di aspettativa; contò attentamente il tempo d'intervallo tra le doglie, tifando per il suo bimbo, incoraggiandolo, massaggiandosi l'addome gonfio quasi a rassicurarlo, a fargli sapere che lei era lì, l'avventura era iniziata e di lì a poco si sarebbero finalmente conosciuti.
Non sapevano se fosse un maschio o una femmina, l'ecografia non aveva rivelato nulla, ma non aveva molta importanza, anzi, non ne aveva affatto, erano una mamma e il suo bambino e tra queste due parentesi era chiuso il mondo.
Con una fitta di rimorso pensò al marito, non voleva assolutamente escluderlo da quest'esperienza e si decise a svegliarlo.
Lui balzò dal letto in preda al panico:
– Andiamo... no, aspetta... stai bene, cioè, va tutto bene... vuoi bere, vuoi...
– Voglio soltanto andare all'ospedale, ci siamo, stai tranquillo
Si mossero rapidamente, ormai i dolori erano molto ravvicinati, arrivarono in pochi minuti e da quel momento le cose si svolsero in un crescendo che li travolse e annullò.
La donna sparì con due infermiere e l'uomo rimase a passeggiare fuori, fumando nervosamente, come in tutti i cliché che si rispettano e, mentre immaginava, sperava e, quasi inavvertitamente, pregava, si accorse che c'era un altro futuro papà che faceva esattamente le stesse cose.
Un sorriso nervoso, un cenno di saluto, un chiedersi a vicenda:
– E' il primo? (quasi a voler giustificare il nervosismo), sa di che sesso sarà, chissà quanto tempo ci vorrà?
– Sarti Marco, piacere.
– Andrea Ubaldi, piacere mio.
– Che lavoro fai?
Erano scivolati nel tu senza accorgersene, come succede quando si dividono esperienze sconvolgenti e si sentivano profondamente amici, quasi fratelli.
– Sono operaio tessile, lavoro nella fabbrica.
Non era necessario spiegare quale fabbrica, in paese ce n'era una soltanto molto importante, di cui erano proprietari i signori... Ubaldi.
Diamine, non aveva fatto caso al cognome, che fosse proprio... ma certo sapeva che anche la giovane moglie del figlio maggiore era incinta.
– Splendido – pensò Marco – i due bambini sarebbero nati contemporaneamente, chissà, magari in futuro sarebbero stati amici e magari...
– Chi è Sarti?
Un'infermiera si era materializzata nella notte e veniva verso di loro sorridendo.
– Mia moglie, cioè, sono io, ma mia moglie? Il bambino?
– Una bambina, signor Sarti, una bellissima, florida bambina.
Sua moglie sta bene, stia tranquillo, fra dieci minuti potrà vederle entrambe.
Una bambina, proprio quello che aveva sempre desiderato, si disse, dimenticando istantaneamente i sogni in cui si vedeva correre su un prato con un piccolo Marco a tirare calci al pallone, le confidenze "da uomo a uomo", la laurea in ingegneria.
Una bambina da portare per mano, da difendere, cui insegnare la vita.
Proprio quello che aveva sempre desiderato.
Sospirò soddisfatto.
– Complimenti, auguri, beato te, chissà io quanto dovrò ancora aspettare.
Ma, proprio in quel momento
– Signor Ubaldi, una bella bambina anche lei, sua moglie l'aspetta, può salire.
E così i due uomini, insieme, guardandosi e ridacchiando, salirono lo scalone e si diressero verso le rispettive camere.
– Complimenti, auguri.
– Auguri anche a te.
Si salutarono già dimentichi l'uno dell'altro e, emozionati, si recarono all'appuntamento con le loro donne, con il futuro, con la felicità.
Marco abbracciò la moglie e la strinse forte, era la sua donna e gli aveva fatto il dono incredibile della paternità
Era un uomo semplice, non seppe dire altro che:
– Come stai? Tutto bene? Ti voglio tanto bene.
Andrea baciò la mano della moglie, le carezzò i capelli:
– Grazie, mi hai reso felice, oggi sono diventato immortale e lo devo a te, al tuo amore. Ti amo.
Si trovarono davanti alla nursery.
Le infermiere mostrarono le bimbe ai papà che le trovarono bellissime, ognuno pensando in cuor suo che la propria figlia era sicuramente la più bella e cercando le somiglianze.
In realtà le bambine somigliavano a degli gnomi rugosi e soltanto un genitore poteva trovarle belle, erano, però, infinitamente tenere e morbide.
Una, la piccola Sarti, aveva una massa di capelli neri che le stavano dritti sul capo e pareva scrutare il mondo con occhi seri e pensosi.
Forse, chissà, rimpiangeva il buio confortevole del grembo materno, il rumore familiare del cuore della sua mamma, certamente sembrava guardarsi intorno con diffidenza e attenzione.
L'altra aveva una testolina piccola e completamente pelata, teneva gli occhi chiusi e si succhiava con determinazione due dita.
Entrambe sembravano molto poco soddisfatte della loro avventura e assolutamente indifferenti ai due uomini, adulti e responsabili che le guardavano con un sorriso ebete e l'aria quasi incredula.
Nessuno aveva il pur minimo sospetto che stesse per iniziare un'avventura che li avrebbe portati lontano e avrebbe intersecato le loro vite annodandole strettamente.
Era il sedici giugno del 1980.
Undici anni dopo...












due cose sbagliate non ne fanno una giusta

Edited by - memius on 15 Mar 2007 15:26:28

memius
Autore

682 Posts

Posted - 01 Feb 2007 :  16:36:14  Show Profile  Reply with Quote
detto fatto.

Diamo il benvenuto ad un altro racconto negli scaffali di millestorie.
Ciao



http://memius.splinder.com
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n/a
deleted

6865 Posts

Posted - 03 Feb 2007 :  01:37:59  Show Profile  Reply with Quote

Già mi preparo a gustare, anziché un racconto, un romanzo
dalla tua mano, Malide. E 'conoscendo' ormai la tua penna,
so che ne uscirà una cosa bella

La donna ha l'età del cuore ~ l'uomo quello del giudizio...


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