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 il tempo, le azioni, l'essere
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jack cat
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1856 Posts

Posted - 27 Feb 2007 :  08:25:49  Show Profile  Reply with Quote
da Favolette Bizzose e Pensieri Scappati, 2003 Jack Cat

Il tempo, le azioni e l'essere


Alcuni giorni fa ho scritto una recensione alla poesia di Skywalker "Vivo lontano da qui", definendola un "haiku esistenziale". La riproduco per convenienza:

"A furia di sottrarmi
ho raffinato l’arte di assentarmi,
specie quando ci sono"

Nella recensione ho citato un haiku di Basho Matsuo: mi serviva come esempio per discutere se e fino a che punto lo scritto di Skywalker potesse assimilarsi ad un haiku, classico o meno che fosse. Il testo di Basho, nella mia traduzione, è il seguente:

"Un vecchio stagno!
il rospo salta
nel suono dell'acqua"

Pensieri successivi mio hanno portato a riflettere sul fatto che la mia scelta di questo haiku di Basho non sia stata del tutto casuale. Ad una rilettura mi son reso conto che entrambi i testi, almeno in una certa chiave interpretativa, parlano della stessa cosa, "il tempo dentro" contrapposto al tempo cronologico, o cronometrico, se volete.

Questo mi ha portato a fare altre considerazioni sul tema dell'agire e del riflettere, considerazioni che formano l'oggetto di questo scritto, atto a placarae la "vis comunicandi" che evidentemente mi affligge…

Nella recensione allo scritto di Skywalker ho già esposto il seguento concetto che riprendo qui pari pari:

"Di che parla questa terzina? Premesso che possa essere interpretata in vario modo, a me parla dell'essere come "presenza" contrapposto all'essere come "esistenza". In altre parole parla della possibile dicotomia, della quale tutti credo abbiamo avuto esperienza prima o poi, fra l'essere in senso astratto e l'essere nel mondo. Parla dello staccare la spina che ogni tanto ci prende"

Mi son reso conto, come dicevo prima, che la scelta dello scritto di Basho potrebbe non esser stata casuale. Ai miei occhi vien oggi fuori come assolutamente complementare all'haiku di Skywalker. Quello di Skywalker ci parla della transizione dall' "essere nel mondo" all' "essere astratto", quello di Basho ci racconta un improvviso ritorno dall' "essere astratto" all' "essere nel mondo".

Nello scritto di Basho il soggetto, che si trova nell' "essere astratto", percepisce un suono (provocato dal tuffo del rospo nello stagno)… egli non vede l'azione del rospo ma ne percepisce il suono, ed è il suono che lo riporta all'improvviso ad "essere nel mondo". La percezione del suono viene ancorata ad una conoscenza pregressa: il fatto di trovarsi nelle vicinanze del "vecchio stagno" (una specie di "dove mi trovo?"). Questa conoscenza detta l'intepretazione del rumore provocato da una azione non vista, il tuffo del rospo nello stagno; poeticamente Basho riassume quest'ultimo passaggio come percezione esistenziale, il "rospo che salta nel suono"…

Bene, queste cose mi hanno fatto riflettere sulla coincidenza e sugli stati di transizione tra il tempo "cronologico" o cronometrico, il tempo dell'essere nel mondo e il tempo "dentro" o tempo dell'essere astratto. Però voglio affrontare questi aspetti in maniera indiretta, partendo dalle azioni: l' "agire" contrapposto al "non agire" e alle loro relazioni con l' "essere nel mondo" contrapposto all' "essere astratto".

Immaginiamo di tracciare due righe a formare una specie di croce, tipo i 4 punti cardinali della bussola: mettiamo a nord "agire" e a sud "non agire"; a ovest mettiamo "essere nel mondo" e ad est "essere astratto". Ci siamo? Potete fare anche un disegnino, eh?

Per comodità diciamo che anche che l' "essere nel mondo" coincide con il "tempo cronologico" mentre l' "essere astratto" coincide con il "tempo dentro". La nostra coscienza è in costante equilibrio metastabile fra l' "essere nel mondo" e l' "essere astratto"… la distinzione è solo uno strumento logico, riduzionistico, non è una separazione assoluta, qualche volta i due coesistono… quanto spesso si riesca a farlo o possa accadere dipende principalmente dalle capacità di calcolo del software che sta dentro la nostra scatola cranica.

Quante cose riuscite a fare contemporaneamente, ci avete mai pensato? Due, tre, quattro cinque?? Riuscite a scrivere una relazione e pensare al vostro amore, "insieme"? Certo che ci riuscite. Questo intendo.

Talvolta ci capita di "essere nel mondo" al 100 %: un esempio di questo ci accade quando siamo o ci sentiamo in pericolo: in quei momenti siamo totalmente immersi nel tempo cronologico. Quando questo accade si verifica anche una curiosa polarizzazione sull'altro asse, quello dell' "agire-non agire". Di fronte ad un pericolo le reazioni comuni sono l'iperattività o la paralisi. Ci manca l'equilibrio, manca una componente, la riflessione, ci manca il "tempo dentro", che viene transitoriamente azzerato… bhe, ci si può divertire a ragionare su questi due assi e provare a immaginare qualunque situazione vogliamo in questi termini, OK? Ho usato la situazione di pericolo come esempio, ma non è l'applicazione che mi interessa.

Veniamo alla coppia "agire-non agire". In prima battuta si potrebbe esser portati a interpretarla come una dicotomia fra l'intervenire sul mondo fisico e l'astenersi dal farlo. Mi sembrerebbe riduttivo. E' infatti possibilissimo agire su se stessi, agire sul nostro "essere astratto" quando siamo nel "tempo dentro". L'autoanalisi, la riflessione, la meditazione, chiamateli come volete non sono altro che questo.

Bene, dopo questa precisazione vedete bene che potete unire in quattro "punti cardinali" del disegnino in quattro collegamenti che vi daranno le seguenti combinazioni:

agire ed essere nel mondo
non agire ed essere nel mondo
agire ed essere esistenziale
non agire ed essere esistenziale

Provate adesso ad applicare su questa griglia qualunque attività umana o disciplina o situazione, quel che volete: per esempio l'haiku di Skywalker secondo me descrive un "agire ed essere esistenziale" mentre per quello di Basho si applica meglio un "non agire ed essere nel mondo"… siete d'accordo? eheheh…

Potete anche provare ad applicare le suddette "combinazioni" alle religioni o alle filosofie, quelle che volete, anche il vostro individuale modo di essere. Anche in questo caso non mi interessa l'applicazione in se stessa, mi interessa comunicarvi che potete farlo.

Ad esempio il Cristianesimo a me pare polarizzato (o sbilanciato) sull' "agire ed essere nel mondo" nei suoi aspetti evangelici e di carità verso il prossimo e sull' "agire ed essere esistenziale" per quel che riguarda la preghiera e il misticismo… il buddhismo invece mi pare polarizzato sul "non agire"…e così via.

Bene, una volta stabilito che potete fare anche questo giochino, a vostro gusto e discernimento, cercherò di venire al dunque. La riflessione che ho fatto su tutta questa faccenda è che il fare distinzioni di questo genere, seppur utile da un punto di vista logico, è anche molto, molto artificioso.

Il nostro essere non sta mai fermo: in ogni momento della nostra vita si ritrova in qualche punto all'interno di questo quadrilatero, ma è in continuo movimento. Non stiamo mai fermi perchè siamo vivi, tutto qui. Possiamo provare a "fotografarci" in un dato momento, stabilire con certa precisione (e arbitrio, ovviamente, ma tutta la materia è arbitraria…) dove siamo rispetto ai due assi e rispetto ad un dato evento o concetto. Però quella fotografia è rappresentativa solo di quel momento e di quelle circostanze.

Ovviamente ripetendo le "misurazioni" potremo anche stabilire che mediamente stiamo più da una parte che dall'altra, perlomeno in certe circostanze, e così delineare un quadro "medio" del nostro essere o del nostro "comportamento".

Il punto è un altro: le varie religioni, filosofie eccetera, ci offrono uno "schema" applicativo, ce lo propongono. Ma ognuno di questi schemi è una forzatura, dettata da motivi morali, etici e talvolta anche utilitaristici. Queste schematizzazioni, che la storia e la vita ci propongono come "soluzioni", nascono da un approccio riduzionistico. Le loro finalità possono anche essere eccellenti, nulla da dire, ma non dovremmo dimenticarci che sono strumenti e non fini.

Vedete la trappola? Io sì. Se, come individui, permettiamo a queste "soluzioni" di diventare dei fini ci mettiamo in gabbia da soli, signori miei, questa è la trappola.

Bhe, qui mi fermo. Grazie per i commenti che vorrete lasciare. Spero che nessuno salti su a dire che sono il diavolo, sarebbe pleonastico, è evidente che lo sono, per certi versi. Il fatto è che se prendeste quel che ho scritto come una "soluzione"… bhe allora vorrebbe dire che non ci siamo capiti proprio…

Jack



"... con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio" Luca 6, 38

http://jackcat.bandamp.com/

lindarc
Autore

1292 Posts

Posted - 27 Feb 2007 :  09:02:33  Show Profile  Reply with Quote
moooolto interessante

io mi sarei fermata alla bellezza dell'haiku
l'arte di esser presenti ma estraniarsi
spesso è questione di sopravvivenza

le tecniche sono svariate

ognuno le adatta al proprio caso
cmq si arriva a riescire a parlare anche in maniera consona, rispondere a tono ad un noioso interlocutore e nel contempo pensare a tutt'altro

si
non c'è coincidenza tra ciò che avviene all'esterno e all'interno di noi
così come
nel secondo haiku percepiamo il tuffo del rospo
ma il salto avviene in un momento diverso da quello in cui noi ce ne rendiamo conto

(però: siamo sicuri che il rospo sia saltato in acqua e non altrove dipendendo da altra causa il tonfo? ... e sisamo sicuri che l'interlocutore se la beva che noi lo stiamo ascoltando????????

non sono poi molto convinta del discorso che fai circa l'iperattività o immobilità di fronte a certe situazioni
qui il discorso è diverso - secondo me -
ho visto gente normalmente incapace di decidere saper soppesare i pro e i contro in un battibaleno e trovare - incredibilmente - la soluzione
qui prevale l'istinto alla sopravvivenza
ma naturalmente ciò non vale per tutti e per tutte le situazioni
e spesso avviene quello che dici tu
si resta bloccati a farsi ardere dalle fiamme o ci si butta dall'ottavo piano
sigh








struconi

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