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 7b Saggio :"Fatti, opinioni, risposte"
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jack cat
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1856 Posts

Posted - 28 Feb 2007 :  11:29:00  Show Profile  Reply with Quote
"Fatti, opinioni, risposte"
da Favolette Bizzose e pensieri scappati, Jack Cat 2003





Fatti, opinioni, risposte: definire, prego

Lo so che non è il massimo cominciare a scrivere dando delle definizioni, è una cosa che ha tutto il sapore delle tesi precostituite. Però l'argomento che voglio trattare lo richiede, quindi, se vi va di leggere, tanto vale fare un pianto e un lamento subito e provare a divertirsi dopo.

L'argomento, come sta nel titolo, è il mio punto di vista anzi, la mia opinione (tanto per stare in tema) su tre categorie di eventi che chiamerò i "fatti", le "opinioni", le "risposte". Il motivo per cui voglio scrivere questa cosa origina dalla quotidiana constatazione che nella società attuale, pur dotata di mezzi di comunicazione assai raffinati e intersecanti, fatti, opinioni e risposte vengono spesso mescolati in un groviglio inestricabile. La confusione che ne deriva genera equivoci, malintesi, risentimenti e soprattutto una gran perdita di tempo.

Questo mi scoccia, per cui ho deciso di scrivere 'sta cosa.

Cominciamo dal fondo, le "risposte": voler cercare delle risposte ed ottenerle è la maledizione dell'esistenza degli esseri umani. Avidamente vogliamo sapere il perchè delle cose, e ferocemente vorremmo conoscere il nostro futuro: a seconda di una inclinazione individuale più o meno forte, cerchiamo anche di farlo. Avete capito che stiamo parlando di una categoria di eventi del tutto esistenziale: avrei potuto chiamarla "domande". invece l'ho chiamate "risposte". In effetti le domande sono solo un nostro bisogno, mentre le risposte sono più importanti, perchè influenzano grandemente il nostro comportamento e la nostra vita.

Il bisogno di aver delle "risposte" nasce dal desiderio di essere rassicurati. Avere delle risposte è come tornar nell'utero, ci sentiamo sicuri, le risposte ci proteggono. Da che cosa? Innanzitutto dal fare altre domande (qui sta la maledizione esistenziale insita nel nostro software…), le risposte ci fanno star quieti, almeno per un poco. Le domande senza risposta ci fan sentire nudi, soli, disperati, ci lasciano la sensazione di essere finiti per caso in questo complesso e infinito universo: le domanda senza risposta ci danno ansia e angoscia. Sentirsi "finiti nell'infinito" è dura da sopportare, è troppo pesante per le nostre fragili spallucce. Quindi vogliamo delle risposte, è tutto qui. Li risposte ci fan prendere fiato, ci rassicurano e ci permettono di rituffarci nella quotidianità delle nostre vite, che sono composte di fatti ed opinioni.

Ottenere delle "risposte" è molto facile anzi, fin troppo facile, per certi versi: di risposte disponibili ce ne sono tantissime. Il moltiplicarsi delle possibilità di comunicazione, ci concede oggi una libertà di informazione mai goduta prima nella storia dell'umanità: ha aumentato a dismisura la possibilità di avere accesso a delle risposte. L'imbarazzo della scelta, fra tanta offerta, è così tragico che la ricchezza dell'offerta può divenire fonte di nuove domande, domande sempre più complesse, sempre più difficili da "accontentare". Questo è uno dei meccanismi per cui può diventar matti, se non si sta attenti!

Ci sono due importanti caratteristiche da tener presenti nelle "risposte" che cerchiamo. La prima è che sono assolutamente immateriali, non le possiamo toccare, misurare, riprodurre a piacimento. Sono evanescenti al punto che anche le risposte che in un primo momento ci soddisfano e ci sembrano attendibili possono apparirci, un po' di tempo dopo, deboli e non convincenti. Noi non vorremmo delle risposte così immateriali, ma ci dobbiamo accontentare, è la loro natura ad esser così, non ci possiamo far nulla.

E' interessante notare che, per quel che sappiamo del regno animale, l'uomo appare come l'unica specie che non è in grado di accontentarsi di risposte "materiali", riproducibili, verificabili. Non ci bastano: prendete un uomo qualunque, in qualunque parte del mondo. Liberatelo da ogni preoccupazione di dover soddisfare i bisogni materiali suoi e della sua famiglia, liberatelo da ogni fatica. Dopo che si sarà saziato, riprodotto e riposato a volontà quest'uomo si farà delle domande. E' una specie d'ansia d'infinito che ci prende e vuole delle risposte, resta da sfamare l'anima...

Bene, fra le tante risposte che ci vengono offerte, tutte immateriali, alla fine ne "accettiamo" qualcuna. Non si può vivere senza "risposte". Quali accettiamo? Con che criterio decidiamo che certe risposte son buone ed altre no? Tanto immateriali sono le risposte, tanto poco oggettivi sono i criteri di scelta. In ultima analisi accettiamo le risposte che riteniamo "soddisfacenti". Siamo noi stessi a stabilire a quale livello le risposte che ci vengono proposte siano o meno "soddisfacenti".

Un'ultima cose sulle "risposte", prima di andare avanti. Possiamo dividerle in "collettive" e "individuali". Quando nasciamo la famiglia (se c'è) e la società in cui viviamo (c'è sempre) ci forniscono un "set" di risposte collettive già pronte. Le "risposte" che accettiamo collettivamente (con maggior o minore convinzione individuale), formano una serie di vincoli quali la morale di una società, almeno parte delle sue leggi, la cosiddetta opinione pubblica e quasi tutte le religioni conosciute, nei loro aspetti collettivi. Questi vincoli sociali, o "risposte collettive" sono molto potenti e molto rassicuranti. Ne ho già parlato in un altro scritto e non mi dilungherò oltre su questo aspetto.

All'altra estremità della scala che forma l'oggetto di questo scritto troviamo i "fatti". I fatti sono innanzitutto quegli eventi materiali, o "fisici", che possiamo toccare, misurare percepire attraverso i nostri sensi, misurazioni e percezioni che possiamo riprodurre a piacimento.

I fatti fisici possono essere sia esterni che interni al nostro essere. Diversi eventi che accadono all'interno del nostro corpo fanno parte dei fatti fisici: possiamo percepire di avere "il cuore in gola" per la preoccupazione e anche verificare, sentendoci il polso, quanto in fretta batta il nostro cuore quando ci sentiamo così.

Però non tutti i fatti della nostra vita sono materiali: alcuni sono puramente spirituali. Ad esempio leggere un libro o studiare una data materia per un esame, provare una certa emozione o un dolore (fisico o spirituale che sia) sono tutti dei "fatti" della nostra vita: anche se la misurazione quantitativa di questi eventi non è possibile, questi "fatti dello spirito" sono importanti tanto quanto i fatti fisici, almeno finchè riusciamo a ricordarli. A rievocarli con riproducibilità, dovrei dire.

I fatti fisici possiamo in qualche modo condividerli con gli altri, ed averne una esperienza comune. Per i fatti spirituali è un po' più difficile ma si può evidentemente provare e talvolta riuscire a trasmetterli. Ad esempio baciando una ragazza o scrivendo una poesia.

La nostra vita, sia materiale che spirituale, altro non è che una raccolta di "fatti" o di eventi. I fatti compongono il nostro essere, i nostri fatti siamo noi. I fatti sono ovviamente numerosissimi: la nostra mente ci aiuta a mettere un certo ordine, a incasellarli in maniera più o meno logica e ordinata dentro a varie categorie, quasi sempre basate su delle convenzioni.

Questa cosa delle convenzioni è importantissima e cerco di spiegarla meglio. Nessuno di noi ha mai personalmente misurato il "metro di Parigi". Eppure tutti noi "sappiamo" e siamo convinti (a parte qualche bislacco bastian contrario…) che quando usiamo un righello o un metro per misurare qualcosa la misurazione che facciamo è un "fatto" che ha riscontro ben preciso in tutto il mondo. Si tratta di una convenzione e, con le approssimazioni del caso, è un modo ragionevole di interagire con il mondo reale.

Gran parte della nostra vita quotidiana è basata su convenzioni o "convincimenti" di questo tipo. Una certa lunghezza d'onda dello spettro visibile percepita dalla nostra retina corrisponde ad un "colore" che chiamiamo rosso in italiano, red in inglese e rouge in francese…se due persone guardano una mela ed entrambe concludono che è "rossa" (un "fatto" misurato e confermato da due osservatori indipendenti) è perchè l'hanno vista in quel modo e fanno riferimento ad una convenzione comune. In realtà non c'è nessuna prova che il "rosso" che vedo io nel mio cervello debba essere eguale al "rosso" che vede un'altra persona. E' però ben vero che, a parte i daltonici e gli indisciplinati, tutti quanti ci fermiamo con il semaforo rosso e ripartiamo col verde, a Firenze come a New York e a Pechino, ed è anche vero che, se cambiano l'ordine con cui le luci son disposte nel semaforo il comportamento degli autisti non cambia. Appare quindi probabile che il "rosso" che vedo io abbia una "qualità" di riconoscimento abbastanza simile al rosso che I cinesi vedono a Pechino (sempre escludendo i daltonici, gli indisciplinati e, ovviamente i visionari come Rokko Spider…).

Ora, ai fini di questa discussione, considererò le convenzioni basate sulle nostre osservazioni del mondo reale come "fatti" alla stessa stregua di ciò che misuriamo e osserviamo personalmente, ad una condizione, e cioè che siano riproducibili. E' una semplificazione, son perfettamente d'accordo, ma la differenza tra i fatti che accertiamo personalmente e quelli che accettiamo per convenzione non è così rilevante ai fini di questa discussione.

Facciamo un esempio: se io osservo una, due, tre fotografie della piramide di Cheope (non una di quelle manipolate da Rokko, ovviamente!!) mi formerò la convinzione che la piramide di Cheope è di colore giallo bruno e di forma piramidale. Per convenzione accetto queste osservazioni come "fatti".

In altre parole, non avendo il tempo di misurare e osservare personalmente tutti i "fatti" che la vita ci propone, ne accettiamo una gran parte per convenzione. Ai fini della nostra conversazione li considero fatti perchè sono "verificabili", almeno potenzialmente: infatti nulla mi vieta di andare in Egitto a controllare se la piramide di Cheope è veramente di color giallo bruno. Questa potenzialità ci consente di considerare tantissime "convenzioni" come "fatti", basta che siano riproducibili o verificabili.

Invece le convenzioni che non sono "verificabili" da noi personalmente non li considero "fatti". Questo passaggio è un pochino delicato: applicandolo con rigore veniamo ad escludere tutto il passato, tranne il nostro personale passato (i "fatti spirituali" riproducibili dentro di noi col ricordo) dalla categoria dei "fatti". Le implicazioni sono notevoli: ad esempio tutta la storia dell'umanità non ricade più nella categoria dei "fatti", secondo questa definizione. Sotto un certo punto di vista è un gran peccato, perchè molte delle "risposte" che cerchiamo ci vengono fornite proprio dalla storia…

Escludendo la storia dell'umanità dai "fatti" ecco che passiamo alla categoria intermedia, le "opinioni". Si tratta di convincimenti, di eventi immateriali, per definizione non riproducibili o verificabili personalmente, neppure in via potenziale.

La storia è una opinione, non un fatto. Questa conclusione è una versione un po' allargata del famoso detto "la storia viene scritta da chi vince le guerre". In effetti è così: prendiamo, che so, la battaglia di Waterloo? Sappiamo che c'è stata, sappiamo chi c'era e come si è svolta, chi ha vinto e chi ha perso, eccetera eccetera… Però tutto quel che sappiamo origina dal racconto di chi c'è stato, o dal racconto di chi ha parlato con chi c'è stato, dalla lettura di quel che queste persone hanno scritto sull'argomento, di come l'hanno interpretato e così via. Noi non c'eravamo e non possiamo neanche andarci, neppure con lo spirito. Possiamo studiarla, la battaglia di Waterloo, possiamo leggere tutto quel che è stato scritto in merito, visitare i musei, vedere i cannoni e le uniformi originali, se vogliamo possiamo anche andare a Waterloo e partecipare a una rievocazione storica, giocare ai soldatini… Però la battaglia di Waterloo non è più verificabile, e non è riproducibile. E' una conoscenza per convenzione. E' un'opinione, come tutta la storia che non fa parte della nostra vita.

Il mondo delle opinioni è molto interessante, trattandosi dell'anticamera delle "risposte". E' totalmente immateriale, non riproducibile. E' una Torre di Babele di punti di vista. E' il santo manicomio dell'umanità. E' in questo gran guazzabuglio di opinioni che andiamo a cercare le "risposte". Se non fossimo uomini, se fossimo ragni, squali, cani o scimmie troveremmo tutte le risposte che ci servono nei mondo dei fatti. Invece il mondo dei fatti non ci basta, l'ansia d'infinito ci rode, le domande ci spingono nel mondo delle opinioni a cercare delle risposte, individuali e collettive… alla fine troviamo le risposte, qualche volta per stanchezza, e ci accontentiamo di qualcosa che, per il nostro gusto e le nostre capacità, ci appare "soddisfacente", rassicurante. Lì ci imbozzoliamo, al sicuro, almeno per un po'.

Spero di non avervi troppo annoiato. La parte più divertente potrebbe venire adesso. Molti dei problemi che incontriamo nell'interagire con il mondo e con gli altri esseri umani e soprattutto molto del tempo che perdiamo dietro a queste cose - ad esempio nei forum di questo divertente sito - derivano dal fatto che spesso facciamo confusione fra "fatti", "opinioni" e "risposte".

Gli errori più comuni sono di due tipi: riguardano le opinioni che vengono presentate come fatti e i fatti che vengono travisati per opinioni. Ognuno può divertirsi a trovare esempi. Provate ad applicare questi criteri, andate a rileggere quel che avete scritto nei forum (anch'io eh?). Troverete dozzine di esempi di questi due tipi di errori.

Se vi va, potete anche divertirvi ad applicare questi concetti a qualunque attività umana. Penso che per una mente aperta si possano aprire interessanti prospettive di riflessione…

Per concludere questo scritto voglio quindi applicare le definizioni che ho dato ad una attività umana che conosco abbastanza e che viene spesso tirata in ballo, più o meno a proposito, quando si parla di "fatti, opinioni e risposte". Anzi è un'attività da cui da cui spesso ci si attendono delle "risposte" importanti, almeno a livello di opinione pubblica, non a caso rimanendo sovente delusi.

Sto parlando della scienza, del cosiddetto "sapere della scienza" o della "verità della scienza". Da Galileo in poi, e per come oggi la conosciamo e pratichiamo, la scienza non è altro che una collezione di fatti (osservazioni o esperimenti, che dir si voglia) tenuti insieme da una convenzione: l'uso rigoroso di una certa metodologia nel raccogliere e descrivere i fatti, metodologia che ne assicura, ad un certo livello, la riproducibilità e verificabilità.

Per far mente locale proviamo a immaginare una certa area di ricerca scientifica che so? La circolazione del sangue, come se fosse un muro di mattoni: nel '600 William Harvey "scopre" la circolazione del sangue, mette il primo mattone. Tutto quel che viene dopo, fino ad oggi, e presumibilmente anche quel che verrà in futuro, nuovi fatti, nuove misurazioni, nuove sperimentazioni, non son altro che mattoni messi sullo stesso muro, OK? I mattoni sono le osservazioni scientifiche, i risultati degli esperimenti, la calcina è la loro riproducibilità e verificabilità. Senza calcina il muro non sta in piedi, casca appena soffia il vento, OK?

Scendiamo un po' più nel dettaglio: ogni "fatto" od osservazione scientifica (o se volete il risultato di un esperimento scientifico) ha due caratteristiche che, per convenzione, ne stabiliscono la "verità" o meglio la "attendibilità scientifica". La prima può esser così formulata:

f) una osservazione scientifica è "vera" nella misura in cui è "riproducibile" da un altro osservatore in qualunque parte del mondo utilizzando la stessa metodologia

La seconda caratteristica è imposta dalla cautela: nessuna osservazione isolata può essere scientificamente attendibile (o se volete, rappresentativa della "verità" scientifica). L'osservazione di un singolo evento, il risultato di una singola misurazione potrebbe essere influenzato da coincidenze occasionali o da un errore materiale nell'esecuzione dell'osservazione. Il metodo scientifico impone quindi cautela, generando una seconda convenzione:

g) una osservazione è scientificamente attendibile (accettabile come "vera") nella misura in cui fornisce una descrizione quantitativa di un fenomeno fisico sotto forma di media di un certo numero di osservazioni e la sua attendibilità è circoscritta dall'ambito di variabilità di tali osservazioni/misurazioni

Per i non addetti tutto questo può essere un po' oscuro, quindi proviamo a fare un esempio: poniamo che il mio obiettivo, il mio interrogativo scientifico sia quello di misurare il peso medio di 10 sacchi di patate e che io disponga di una stadera per farlo. Da onesto sperimentatore misurerò con la stadera il peso di ciascun sacco almeno due o tre volte annotando i risultati. Otterrò così un valore medio del peso di ciascun sacco: ripeto la misurazione più volte perchè una singola osservazione potrebbe essere influenzata da fattori casuali, ad esempio lievi differenze nel modo con cui appoggio i sacchi sulla stadera. Ripeterò l'operazione per tutti i sacchi e infine calcolerò la media dei valori ottenuti. Applicando dei metodi statistici otterrò anche un stima della "variabilità" delle mie osservazioni, sotto forma di due valori, uno al di sopra e uno al di sotto della media. Questi due valori sono come due confini: stabiliscono l' indeterminatezza della mia misurazione e sono influenzati, fra l'altro, anche dal numero di osservazioni che avrò fatto. Alla fine avrò comunque un numero il peso medio di questi 10 sacchi di patate (bel risultato eh, per uno scienziato! potevo scegliermi un esempio migliore).

Il risultato delle attività scientifiche è quindi una serie di misurazioni di eventi eseguite applicando rigorosamente le due convenzioni su descritte. Occorre tener conto dell'evoluzione della tecnologia che consente di ottenere strumenti di osservazione e misurazione sempre più potenti e precisi e quindi di affinare la stima delle misurazioni in maniera sempre più affidabile. Questo non inficia affatto l'attendibilità scientifica delle misurazioni fatte in precedenza.

Infatti, proseguendo con l'esempio sopra descritto, poniamo il caso che una settimana o dieci anni dopo aver eseguito il primo esperimento si renda disponibile una bilancia elettronica, certamente più precisa della mia povera stadera, che infatti ripongo subito in cantina. Io stesso (o qualcun altro, se l'applicazione della metodologia è stata rigorosa non fa alcuna differenza da un punto di vista scientifico, badate bene!) potrò quindi ripetere l'esperimento con uno strumento più potente e più preciso ed otterrò un nuovo valore per il peso medio dei miei sacchi di patate. Anche il nuovo valore avrà i suoi "confini" di variabilità, uno superiore ed uno inferiore e, con ogni probabilità il nuovo valore misurato con la bilancia elettronica sarà un po' diverso da quello misurato con la stadera.

Cosa dobbiamo concludere, che il nuovo valore è quello "vero" e il vecchio era "falso"? No, affatto. Se escludiamo le ipotesi di grossolani errore materiali nell'esecuzione delle misurazioni e della pura e semplice frode, i due valori sono entrambi "veri". Come è possibile? Semplicemente perchè la loro "verità" è sempre e comunque una verità "relativa", strettamente dipendente dalla metodologia impiegata e dalla tecnologia disponibile al momento. Nel nostro esempio le due misurazioni sul peso dei sacchi di patate, la vecchia e la nuova, sono due mattoni che stanno nello stesso "muro", con eguale diritto. Le verità della scienza sono tutte di questo tipo, OK? Si procede sempre per approssimazioni successive.

Ma che vuol dire tutto questo? Qual'è il significato del muro? Qual'è il senso di questo affannarsi a costruire questa parata senza fine di numeri, di verità relative che si accavallano? E' tutta qui la scienza?

Bhe, onestamente devo dire che una gran parte di ciò che chiamiamo "scienza" è proprio una cosa di questo genere. E' un "onesto" ammucchiar mattoni. Però non è tutto qui, per fortuna.

Non tutti gli "scienziati" passano la loro vita a pesar sacchi di patate. Per capirlo dobbiamo applicare il concetto di "opinioni" al mondo della scienza. Le opinioni (o teorie scientifiche) cercano di dare un significato al muro. Il significato delle osservazioni che compongono il muro non è misurabile, non è un fatto, è una teoria, un'opinione appunto. E' una concettualizzazione: la scienza ha un bisogno vitale di teorie, di opinioni che interpretino il significato del muro.

E qui arriviamo a quello che possiamo definire la "forza della scienza": davanti allo stesso muro di osservazioni tre, cinque, dieci scienziati diversi potranno avere (e state sicuri che lo faranno!) opinioni diverse, elaboreranno teorie diverse. Come scegliere quale di queste è la migliore, quale è quella giusta?

C'è una cartina di tornasole per distinguere le teorie scientifiche "buone" da quelle "cattive". Meglio sarebbe dire "utili" e "inutili". Le teorie scientifiche "buone" o "utili" son quelle che, sulla base di quanto sta nel muro (la verità scientifica corrente) predicono dei fatti nuovi, misurabili con nuovi esperimenti. Ci sono anche teorie "cattive" o "inutili": son quelle che non predicono proprio nulla di verificabile, son voli pindarici, assomigliano agli atti di fede e non servono a nulla.

Badate bene che le teorie "buone" non sono necessariamente vere: proprio perchè predicono l'esistenza di qualcosa di nuovo che può essere verificato spesso cadono alla prova dei fatti, dei nuovi esperimenti. Le teorie "buone" che risultano anche "vere" in genere portano all'assegnazione di riconoscimenti da parte della comunità scientifica, ad esempio i premi Nobel.

Spero di esser riuscito a spiegarmi per quanto riguarda la differenza fra fatti ed opinioni, in campo scientifico. I fatti son sempre verità relative, soggette a un progressivo raffinamento in relazione all'evolversi delle tecnologia. Le opinioni sono il valore aggiunto di tutto questo macinare esperimenti. Un bravo scienziato farà sempre (cercherà di fare sempre) teorie utili, verificabili: non importa se si dimostreranno sbagliate, anzi. Escludendo certe strade di interpretazione del significato del muro genereranno 'ad excludendum' altre intepretazioni. Una teoria "buona" non è mai inutile anche se si dimostra sbagliata.

Portiamo adesso queste definizioni nella percezione che l'opinione pubblica ha oggi della scienza e della "verità scientifica". I media dedicano ampio spazio alle nuove "scoperte", specialmente in campo medico. Dietro c'è un grande bisogno di "risposte" ad esempio di tante persone ammalate che sperano di vivere più a lungo i di vivere meglio. Nella stragrande maggioranza dei casi le nuove scoperte altro non sono che "fatti", vanno interpretati e possibilmente applicati e le cui potenziali conseguenze benefiche son tutte da verificare.

Frequentemente nella presentazione che gli stessi scienziati fanno delle loro scoperte i fatti e le opinioni vengono mescolati, fino a generare delle "speranze" che il bisogno traduce rapidamente in "risposte" che poi si rivelano deludenti. Un bravo ricercatore dovrebbe avere l'onestà intellettuale di tenere sempre chiaramente separati i fatti dalle opinioni, ma spesso si tende a mescolarli...

A livello dei non addetti ai lavori questo è il dominio della "scienza spettacolo". I media hanno interesse a "tradurre" le scoperte in qualcosa di immediatamente comprensibile a chi scienziato non è. Fa parte del loro ruolo di sacerdoti dell'informazione. Guai a volerlo toccare, eh? Gli scienziati sono allettati dalla fama e anche dalle ricompense. Esser chiamati alla ribalta dell'opinione pubblica può significare ad esempio ottenere più facilmente finanziamenti per proseguire nelle proprie ricerche.

Bhe, non voglio esprimere alcun giudizio in merito, OK? Però penso che se mi avete seguito fin qui forse avrete gli strumenti di pensiero per leggere certe notizie con spirito un po' più critico.

Un ultimo appunto per chiudere il cerchio. La scienza è in grado di dare delle "risposte", così come le abbiamo definite all'inizio? No. Le "risposte" che cerca la scienza presentano una importante differenza rispetto alle "risposte" esistenziali che cerchiamo come esseri umani. La differenza sta nel fatto che la "risposta" ad un interrogativo scientifico non è mai "soddisfacente" per un ricercatore. E' un punto d'arrivo, certo, ma solo finchè si è in cammino… appena lo si raggiunge è solamente un punto di partenza per un nuovo "perchè", che necessita una nuova risposta. Quindi la scienza non può e non potrà mai soddisfare il bisogno spirituale di risposte che ci attanaglia…non è qui che lo troveremo.

La scienza non è onnipotente, però può fare tanto. Le "risposte" che la scienza può dare possono aiutarci, seppur non in senso esistenziale. Possono aiutarci, e l'hanno già fatto, nella misura in cui danno nuova linfa alla sorella gemella della scienza che è la tecnologia. La tecnologia applica ciò che viene scoperto dalla scienza per produrre oggetti o beni materiali che sono utili per far qualche cosa. I frutti di tutto questo sono ben presenti nella vita di ognuno di noi.

I frutti della tecnologia sono oggetti. Che vengano usati per scopi "buoni" o "cattivi" dipende dalle "risposte" esistenziali che ognuno di noi ha giudicato "soddisfacenti" ed ha scelto per se, come bussola della propria vita.

saluti!
jack

29/08/03


"... con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio" Luca 6, 38

http://jackcat.bandamp.com/

Edited by - memius on 04 Mar 2007 22:27:01

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6865 Posts

Posted - 28 Feb 2007 :  15:22:39  Show Profile  Reply with Quote

Ti sono venuta dietro e adesso sono senza fiato
Però, onestamente, molto interessante, Jack.
Grazie per questa nuova esperienza!

La donna ha l'età del cuore ~ l'uomo quello del giudizio...


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